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ARRIVAL

CONTATTO CON GLI ALIENI

E LA STUPIDITA' DEI MILITARI

LA PAURA DEL COSIDDETTO NEMICO….

“Arrival” è una pellicola di fantascienza dall’impianto minimalista e dai costi produttivi contenuti (50 milioni di dollari).

 

NONOSTANTE IL BADGET RISTRETTISSIMO IL FILM HA UN SUO FASCINO DI MISTERO, CHE AFFASCINA LO SPETTATORE.

 

Nel prologo, la voce fuori campo di Louise Banks (una Amy Adams al massimo della forma) sembra voler raccontare a sua figlia come tutto ebbe inizio: con un montaggio e una regia attenta, il regista Villeneuve realizza un film che ci apre il cuore di questa donna, straziato dall’amore per una figlia che ha partorito, che ha cresciuto e che ha visto morire a causa di una letale malattia.

 

Nel relazionarsi con gli alieni, Louise Banks ricorre a quella che è la cosiddetta ipotesi di Sapir-Whorf, che afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Ciò implica che quando si inizia a imparare una lingua nuova, si comincerà a sognare e a anche a pensare in quella lingua. Gli alieni scrivono simultaneamente con entrambe le mani e conoscono la fine delle frasi già mentre ne scrivono l'inizio.

I due alieni, chiamati Abbott e Costello , richiamano alla mente delle creature surrealistiche, ispirate a balene, polpi, ragni ed elefanti. Dichiara a proposito il regista: «Volevo che l'alieno fosse una creatura surrealistica, che proviene dal mondo dei sogni, degli incubi. Sotto questo aspetto è stato un successo. C'è ambivalenza negli alieni, sono pacifici o ostili? Anche il loro corpo e i loro movimenti lasciano di proposito spazio all'interpretazione e si riveleranno solo con lo svolgersi della storia. È uno studio del comportamento: l'alieno è una rappresentazione della morte, e ci sono alcune scene in cui volevo che l'alieno sembrasse proprio la classica rappresentazione della Morte o della Mietitrice».

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