CORSO
di
SOCIOLOGIA
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🧠 MAPPA CONCETTUALE – TEORIE SOCIOLOGICHE
1. ORIGINI DELLA SOCIOLOGIA (XIX secolo)
➤ Positivismo
➤ Evoluzionismo sociale
2. SOCIOLOGIA CLASSICA
➤ Materialismo storico
➤ Funzionalismo – SOCIETA’ COME UN ORGANISMO VIVENTE
➤ Sociologia comprendente – TEORIA DELL’AZIONE SOCIALE
3. SVILUPPI DEL XX SECOLO
➤ Funzionalismo strutturale
➤ Teoria del conflitto
➤ Interazionismo simbolico
➤ Fenomenologia sociale
4. SOCIOLOGIA CONTEMPORANEA
➤ Teoria critica
➤ Strutturalismo e post-strutturalismo
➤ Teoria dell’agire comunicativo
➤ Teoria della strutturazione
➤ Società liquida
➤ Sociologia della globalizzazione
📌 SCHEMA RIASSUNTIVO
POSITIVISMO → ordine scientifico (Comte)
↓
EVOLUZIONISMO → sviluppo sociale (Spencer)
↓
CLASSICI:
- Marx → conflitto
- Durkheim → funzione
- Weber → teoria dell’azione sociale
↓
XX SECOLO:
- Funzionalismo (Parsons, Merton)
- Conflitto
- Interazionismo
↓
CONTEMPORANEO:
- Teoria critica
- Post-strutturalismo
- Globalizzazione
- Società liquida
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PRIMA LEZIONE
Capitolo 1 – Che cos’è la Sociologia
La sociologia è lo studio della società.
La società nasce dall’interazione tra individui: sono proprio le relazioni tra le persone a formare il tessuto sociale.
A differenza della filosofia (più teoretica) e della storia (più orientata alla ricostruzione del passato), la sociologia si occupa di qualcosa di concreto ed empirico: la vita quotidiana degli individui all’interno di un contesto sociale.
Capitolo 2 – Il Concetto di Contesto Sociale
La sociologia studia il contesto, cioè l’ambiente in una determinata situazione storica e culturale.
Il contesto è composto da:
Le persone agiscono sempre dentro un contesto geografico, culturale e storico, che influenza i loro comportamenti. Anche la rivoluzione tecnologica modifica profondamente le interazioni sociali.
Capitolo 3 – Individuo e Società
Ogni individuo:
Esiste quindi una relazione reciproca:
Le azioni collettive possono cambiare la società.
Capitolo 4 – L’Immaginazione Sociologica
Il sociologo Charles Wright Mills ha introdotto il concetto di immaginazione sociologica.
Essa consiste nella capacità di:
L’analisi sociologica non deve fermarsi all’istinto o alla prima impressione (people watching), perché si rischia di cadere negli stereotipi e nella precomprensione.
Capitolo 5 – Struttura Sociale e Istituzioni
La società si regge su una struttura sociale, composta da:
Esempio: il voto politico è una struttura sociale attraverso cui il cittadino interagisce con le istituzioni.
Le istituzioni comprendono:
Le gerarchie indicano il potere presente nella società.
Capitolo 6 – I Sette Elementi del Contesto Sociale
Il contesto sociale si compone di sette elementi fondamentali:
Questi elementi influenzano le opportunità di vita del singolo e possono generare diseguaglianze sociali.
Capitolo 7 – Metodo della Ricerca Sociologica
La sociologia segue un percorso di ricerca:
I risultati sociologici non sono mai matematicamente certi: si basano su tendenze, non su certezze assolute.
Capitolo 8 – Sociologia come Scienza Nomotetica
La sociologia è una scienza nomotetica:
cerca di individuare leggi generali che regolano la realtà sociale, pur basandosi su dati empirici.
Tuttavia, trattandosi di studio degli esseri umani, non può raggiungere una precisione assoluta come le scienze matematiche.
Capitolo 9 – Norme, Leggi e Gerarchie
Nell’analisi della società sono fondamentali:
Le istituzioni sono costituite da:
La famiglia stessa è un’istituzione, inserita in una comunità che rispetta norme e leggi dello Stato.
Capitolo 10 – Conclusione: L’Oggetto della Sociologia
L’obiettivo della sociologia è comprendere:
La società può essere immaginata come cerchi concentrici attorno all’individuo: famiglia, quartiere, comunità, Stato, cultura, periodo storico.
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Cos'è la Sociologia? Studio della Società è la risposta. La società è data dall'esito di interazioni tra varie persone. Interazioni tra le persone appunto che formano la società.
La sociologia si occupa di società. Si occupa della società, cioè SI OCCUPA DEL CONTESTO SOCIETARIO. Che cosa può voler dire “contesto”? È un termine abbastanza astratto.
Il contesto diventa l’ambiente inteso in un determinato momento storico, in una determinata situazione. La sociologia si occupa di qualche cosa di molto concreto.
Le persone operano in un contesto, che altro non è che un determinato ambiente in una determinata situazione. Dunque il contesto si compone di ambiente e situazione.
Epoca e cultura influenzano anch'esse la situazione.
La sociologia a differenza comunque della filosofia si occupa di qualcosa di concreto. E non solo a differenza della filosofia anche della storia le teorie ,in pratica, della Sociologia riguardano il mondo empirico e non teoretico come la filosofia.
La vita di ogni giorno che avviene in un determinato contesto sociale e quello che interessa nelle analisi sociologiche. Le interazioni agiscono nel tempo e nello spazio in un ambito o per meglio dire in un contesto sociologico che può essere contesto geografico o culturale.
La rivoluzione tecnologica influenza logicamente enormemente la interazione sociale.
Di fronte a ciò che accade nel contesto, ciascuna persona reagisce pertanto, comportandosi nel modo di influenzare altre persone con cui interagisce: abbiamo dunque il contesto.
Tutto ciò che ha classificato il sociologo George Mills come interazione sociologica è in pratica il rapporto che esiste tra singolo individuo e l'ambiente circostante e dunque si tratta di questioni collettive. Le questioni collettive secondo Mills, è mettere in moto la propria immaginazione e per meglio dire immaginazione sociologica del comportamento e in base ad essa interagire all'interno dei nuclei societari, come la famiglia, per esempio.
Dunque il singolo è influenzato dai vari ambiti sociali dove egli vive ed opera la famiglia in primis e noi, se vogliamo fare una analisi o per meglio dire una immaginazione sociologica, dobbiamo riscontrare delle ricorrenze e delle costanti nella ricerca del comportamento sociale.
Dunque nella immaginazione sociologica si è alla ricerca di variabili che influenzano il comportamento di ognuno e le scelte appunto sue in ambito sociale.
Siamo tutti noi influenzati dal contesto ma possiamo a nostro volta influenzarlo sempre e solo mediante una azione collettiva.
Dunque abbiamo che questione sociale interagisce con il problema individuale ed il problema individuale interagisce con la questione sociale.
Le azioni collettive logicamente influenzano e cambiano la società.
La società si regge così su di uno scheletro portante cioè la struttura. Il voto politico per esempio è una struttura sociale mediante la quale il singolo cittadino interagisce con le istituzioni volte anche a cambiare le stesse.
L'insieme delle influenze condiziona la vita del singolo logicamente.
le opportunità di ciascuno o non opportunità per realizzare i propri progetti di vita sono fonte di diseguaglianza sociale.
Le contraddizioni alterano le opportunità del singolo. Per esempio se la regola è che il figlio di un operaio in una società bloccata possa fare solo l'operaio in ambito di lavoro manuale, comunque, l'idraulico può guadagnare molto di più di un avvocato, perché ha una esperienza ed una richiesta nel mondo del lavoro che supera quella dell'avvocato.
L'immaginazione sociologica Comunque non deve essere se non all'inizio istintiva. Dunque, quando abbiamo di fronte a noi delle persone agiamo per un istintualità nel riconoscere le caratteristiche delle persone stesse appunto che abbiamo di fronte. Analizzando pertanto una persona che abbiamo di fronte noi abbiamo il concetto In sociologia del People watching vale a dire analizziamo la persona in primo acchito in base alle nostre esperienze e il nostro grado di cultura. facciamo comunque presente hanno gli stessi di non cadere negli stereotipi perché abbiamo una analisi della persona secondo un principio di precomprensione.
Analizziamo Dunque il contesto in sociologia. Il contesto si compone di sette punti essenzialmente. Primo- la famiglia.. secondo- la comunità locale. terzo- le istituzioni. Quarto - le organizzazioni che possono essere gruppi quali la chiesa, associazioni, eccetera. Quinto - il tipo di occupazione che abbiamo. Sesto -il paese di nostra appartenenza Settimo - il periodo storico in cui la nostra immaginazione sociale agisce.
La sociologia si definisce per interazione sociale e struttura sociale cioè gerarchie e istituzioni che altro non sono che Poteri. Andando a cascata nella nostra analisi abbiamo: Sociologia studio degli esseri umani dunque da cui derivano domande in base alla nostra curiosità, da cui deriva un'ipotesi basata su una teoria di riferimento Ecco che agisce la nostra immaginazione sociologica e da tutto ciò deriva una raccolta dati robusti atti a confutare la nostra ipotesi di immaginazione sociologica. Alla fine verifichiamo se la nostra teoria di individuale, basata sempre su una teoria generale a base di riferimento, possa essere valida o meno.
Bisogna tenere presente che i risultati sociologici non sono mai cosa matematicamente sicura. Il risultato della nostra analisi sociologica sarà dunque basata su di una tendenza , che altro non è se una certezza relativa delle scienze sociali. Lo specifico della Sociologia ,dunque, sta nello studio delle interazioni però non può essere precisa al cento per cento perché si basa su uno studio degli esseri umani e di conseguenza la sociologia opera sempre come una scienza relativa che non può, al contrario delle scienze matematiche addivenire ad un risultato preciso al 100%.
La società Sociologia pertanto è NOMOTETICA. L'espressione, approccio nomotetico, vuole significare il modo di impostare una ricerca conoscitiva che miri alla scoperta di un assetto normativo della realtà, regolata quindi nel suo complesso da leggi universali. Sempre e comunque con una elaborazione concettuale di tendenza empirica.
Logicamente, nel tempo la società si evolve e dunque assistiamo ad una evoluzione. Questo per dire che lo studio della cultura è capire le persona partire dal contesto della famiglia in poi.
Quando, dunque, io mi relaziono con la Società, come ricercatore, metto in moto la mia azione per immaginare una situazione sociologica, cioè la situazione che sta vivendo una e più persone, ossia, questa azione a che contesto è riferita e quanto il tempo influenza le azioni del contesto?
Dunque ci troviamo di fronte, in una analisi sociologica di un contesto, ad una importante connessione tra, società, struttura sociale, esigenza dei singoli, architettura sociale, contesto storico. Logicamente, bisogna anche tener presente le Istituzioni pubbliche in ambito di una società.
Allora, abbiamo visto appunto questi elementi, quindi l'oggetto della sociologia è quello di capire come gli individui sono influenzati dalla società, intendendo per società il contesto che abbiamo attualmente in una disciplina che si occupa di cose molto concrete. Il contesto sociale, abbiamo visto anche nel nostro discorso, è come cerchi concentrici, sarà a mano a mano che si distingue dall'individuo. Quindi per il contesto intendiamo la famiglia, ma anche il quartiere dove vivete, quindi voi abitate in un paese, quindi voi abitate in un comune, in un quartiere, ma intendiamo anche le sfere, le relazioni alle quali appartenete sicuramente.
Allora, nell’analisi societaria, dobbiamo anche tenere presente di due elementi fondamentali: NORME e LEGGI .Il termine norma e il termine legge.
La norma ci vincola nelle nostre azioni sociali. La norma non la troviamo scritta in nessun codice, perché tramandata in modalità orale. D queste norme ne abbiamo tantissime nel nostro contesto, perché per vivere in sicurezza abbiamo bisogno di condividere, di non disattendere, non rispondere a queste norme codificate, almeno in parte, in un Codice legislativo. E adeguarsi a norme e leggi in ambito di una società significa anche rispettare le gerarchie vigenti.
Le gerarchie, dunque, che cosa indicano? Cosa è la gerarchia? E dietro questo ordine la gerarchia indica il potere. Il potere del governo di uno Stato, per esempio.
Le istituzioni sono dunque: elementi, regole, ruoli che costruiscono l'architettura della nostra società. Allora, la famiglia è anche un'istituzione, che si rifà ad una comunità e la comunità, a propria volta, si rifà alle norme ed alle leggi dello Stato a cui appartiene.



















Riassunto: La sociologia nasce in risposta al cambiamento delle strutture sociali e alla necessità di trovare regole condivise in maniera scientifica. Un esempio di questa trasformazione è la situazione in Afghanistan, dove il cambiamento repentino ha portato all’anomia, ovvero all'assenza di regole. In questo contesto, la sociologia diventa una disciplina che offre una visione scientifica per gestire l’ordine sociale.
LA SOCIOLOGIA E' DETTA ANCHE DELLE CERTEZZE RAGIONEVOLI, Dunque un no alle verità assolute ed al rigore scientifico nella riceca sociologica, senza tener conto della variabile umana. Sia da tener conto, infine, che l'uomo, nella Società tendenzialmente assume un comportamento che lo porta inevitabilmente ad omologarsi.
Dunque SCIEZA SOCIOLOGICA - IMMAGINAZIONE SOCIALE- PERCORSO FORMATIVO DELLA TEORIA - METODO DI ANALISI DEI DATI - CONFUTAZIONE DELLA TEORIA INTEGRATA.
Logicamente METODO SCIENTIFICO, da adottarsi in Sociologia, che deve essere, come nelle Scienze esatte, chiaro, trasparente e replicabile nei suoi risultati.
Riassunto: Il paradigma è un insieme di assunti teorici e metodologici condivisi dalla comunità scientifica. Il termine deriva dalla crisi di un vecchio paradigma, che viene sostituito da uno nuovo. I paradigmi scientifici influenzano i metodi di ricerca e il modo di pensare, ed è attraverso di essi che la scienza progredisce. Il paradigma, nel linguaggio comune, indica un modello o esempio da seguire.
Naturalmente, per agevolare la concettualizzazione di un paradigma ci aiutimao anche con delle metafore.
Riassunto: La sociologia si pone domande cruciali, come come possano persone diverse vivere insieme. L’esempio dell'Iran viene usato per spiegare come diverse risposte possano derivare dalla religione, dall’economia o dalla politica. La sociologia cerca di capire il legame tra individui attraverso vari paradigmi, come quello economico e quello religioso.
Riassunto: Marx descrive la società come divisa tra i proprietari dei mezzi di produzione e i lavoratori (proletariato). Questi gruppi hanno interessi economici contrastanti, portando a una dinamica di sfruttamento. La consapevolezza di questa disuguaglianza può portare a un conflitto, che Marx interpreta come il motore della storia.
Riassunto: Marx sostiene che l'economia e i mezzi di produzione sono il fondamento di ogni società. Le disuguaglianze economiche determinano le classi sociali e influenzano anche la politica, la cultura e le leggi. Il sistema economico crea un surplus che viene distribuito in modo disuguale, con le classi ricche che se ne appropriano.
Riassunto: Marx propone il "materialismo storico", secondo cui la storia si sviluppa attraverso il conflitto tra classi economiche. Le strutture economiche influenzano le idee politiche, culturali e sociali. Questo paradigma afferma che l’economia è la base su cui si costruisce la società e la sua cultura.
Riassunto: Marx afferma che la sovrastruttura di una società (leggi, cultura, politica) è determinata dalla struttura economica. La classe che controlla i mezzi di produzione ha anche il controllo sulla cultura, la politica e le leggi. Esempi contemporanei di questa dinamica sono gli imprenditori che entrano in politica e influenzano le idee e le leggi.
Riassunto: Oltre alla visione di Marx sul conflitto, c'è anche un paradigma dell'ordine. Questo paradigma vede la società come un corpo in cui ogni parte (ogni individuo) ha una funzione e contribuisce all'armonia del tutto. La divisione del lavoro, dove ognuno svolge un ruolo specifico, è fondamentale per mantenere l’ordine sociale. Durkheim è uno degli autori che sviluppa questa visione, parlando di solidarietà come elemento che tiene unita la società.
Riassunto: Durkheim introduce il concetto di solidarietà, distinguendo tra solidarietà meccanica (tipica delle società tradizionali in cui le persone sono simili tra loro) e solidarietà organica (caratteristica delle società moderne in cui la diversità è la chiave per il funzionamento armonioso). La società, secondo Durkheim, si integra non attraverso l’imposizione dall’alto, ma attraverso l’interdipendenza delle sue parti.
Ovviamente, nella nostra analisi sociologica avremo sempre presente delle domande di base:
IN CHE MODO LA SOCIETA' RESISTE E SI AFFERMA?
QUALE RAPPORTO ESISTE TRA ORDINE E MUTAMENTO SOCIALE?
QUALE RELAZIONE ESISTE TRA CONFLITTO SOCIALE ED INTEGRAZIONE?
Ricordando sempre che l'ORDINE SOCIALE NON E' QUALCOSA DI IMPOSTO DALL'ESTERNO MA CONSISTE DI UN QUALCOSA CHE NASCE SPONTANEAMENTE NEL CORPO SOCIALE STESSO.
E LA SOLIDARIETA', DUQUE, DIVENTA FONDAMENTO DI UNA SOCIETA' ORDINATA(Durkheim).
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Riassunto dei punti principali:
· La sociologia nasce come disciplina scientifica per comprendere i cambiamenti della società.
· La sua origine è legata a tre grandi rivoluzioni storiche:
1. Rivoluzione scientifica – affermazione della conoscenza basata sulla ragione e sul metodo scientifico.
2. Rivoluzione industriale – trasformazione del sistema produttivo con l’introduzione delle macchine.
3. Rivoluzione francese – cambiamento politico e istituzionale con il passaggio dalla monarchia alla repubblica.
· Questi cambiamenti trasformano il modo in cui gli individui vivono insieme e rendono necessario studiare scientificamente la società.
Riassunto dei punti principali:
· La conoscenza scientifica si basa su un metodo:
1. formulazione di teorie
2. costruzione di ipotesi
3. verifica nella realtà.
· La sociologia è una scienza empirica: confronta le teorie con i fatti osservabili.
· Le ipotesi possono essere confermate, modificate o smentite dai dati.
Riassunto dei punti principali:
· La sociologia cerca di rispondere a domande fondamentali:
o Perché gli individui stanno insieme nella società?
o Come si mantiene l’ordine sociale?
o Perché a volte prevale il conflitto?
o Come cambia la società nel tempo?
· I sociologi studiano il rapporto tra ordine e cambiamento sociale.
Riassunto dei punti principali:
· I paradigmi sono insiemi di assunti teorici condivisi dalla comunità scientifica.
· Funzionano come “lenti” interpretative per analizzare la realtà sociale.
· Ogni paradigma mette in evidenza alcuni aspetti della società.
Riassunto dei punti principali:
· La società è caratterizzata da rapporti di potere e disuguaglianze.
· Il principale rappresentante è Karl Marx.
· La società è divisa in due classi:
o borghesia (possessori dei mezzi di produzione)
o proletariato (lavoratori).
· Il conflitto nasce dalla distribuzione diseguale delle risorse economiche.
· Il cambiamento sociale avviene attraverso rivoluzioni.
Riassunto dei punti principali:
· L’economia è la struttura della società.
· Da essa deriva la sovrastruttura, che comprende:
o cultura
o politica
o diritto
o idee dominanti.
· La classe dominante controlla spesso anche il potere politico e culturale.
Riassunto dei punti principali:
· Il paradigma dell’azione mette al centro l’individuo e le sue azioni.
· Il principale rappresentante è Max Weber.
· La società nasce dalle azioni sociali degli individui.
· Per comprendere la società bisogna capire le motivazioni che guidano i comportamenti.
Riassunto dei punti principali:
· Weber distingue tra:
o conoscere (descrivere i dati)
o comprendere (interpretare le motivazioni).
· La sociologia è quindi una sociologia interpretativa.
· L’azione diventa sociale quando tiene conto degli altri o produce effetti sugli altri.
Riassunto dei punti principali:
Weber distingue quattro tipi di azione:
1. Razionale rispetto allo scopo – orientata a raggiungere un obiettivo.
2. Razionale rispetto al valore – guidata da principi o valori.
3. Affettiva – guidata dalle emozioni.
4. Tradizionale – basata su abitudini e tradizioni.
Riassunto dei punti principali:
· L’ideal tipo è uno strumento teorico creato dal sociologo.
· È un modello che semplifica la realtà per interpretarla.
· Non rappresenta un ideale perfetto ma una costruzione analitica.
Riassunto dei punti principali:
· Weber definisce il potere come la capacità di imporre la propria volontà anche contro resistenze.
· L’autorità è una forma di potere riconosciuta come legittima.
· Tre tipi di autorità:
1. tradizionale
2. carismatica
3. legale-razionale.
Riassunto dei punti principali:
· Weber amplia il concetto di classe sociale.
· La posizione sociale dipende anche da:
o istruzione
o religione
o prestigio
o cultura
o stile di vita.
· Nasce il concetto di ceto sociale.
· La società è divisa in strati sociali con diversi livelli di ricchezza, potere e prestigio.
Riassunto dei punti principali:
· La sociologia studia le disuguaglianze sociali.
· Importante è il concetto di mobilità sociale, cioè il passaggio da uno strato sociale a un altro:
o mobilità ascendente
o mobilità discendente.
· Fattori che influenzano la mobilità:
o istruzione
o lavoro
o famiglia
o politiche sociali.
Riassunto dei punti principali:
· Questo paradigma vede la società come un sistema armonico e integrato.
· Le diverse parti della società collaborano per il funzionamento dell’insieme.
· La società viene spesso paragonata a un organismo.
Riassunto dei punti principali:
· Il comportamento degli individui è influenzato dalla struttura sociale.
· Il principale autore è Émile Durkheim.
· Le strutture sociali guidano e limitano le scelte individuali.
Riassunto dei punti principali:
· Il fatto sociale è una regola o norma che influenza il comportamento degli individui.
· Ha tre caratteristiche:
o è esterna agli individui
o è oggettiva
o esercita pressione sociale.
· Esempi: andare all’università, sposarsi, seguire determinate norme sociali.
Riassunto dei punti principali:
· La socializzazione è il processo attraverso cui la società trasmette valori e regole ai nuovi membri.
· Le norme sociali vengono interiorizzate e guidano il comportamento degli individui.
Riassunto dei punti principali:
Durkheim distingue due forme di solidarietà:
· solidarietà meccanica
o tipica delle società tradizionali
o pochi ruoli sociali
o forte somiglianza tra individui.
· solidarietà organica
o tipica delle società moderne
o forte divisione del lavoro
o interdipendenza tra ruoli diversi.
Riassunto dei punti principali:
· La società non è tenuta insieme solo da fattori razionali.
· Esistono elementi simbolici e culturali che rafforzano la coesione sociale:
o religione
o tradizioni
o simboli collettivi (come la bandiera).
· Questi elementi creano identità e appartenenza.
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La volta scorsa abbiamo cominciato a parlare dell'origine della sociologia come disciplina scientifica e abbiamo ricondotto, appunto, le origini a tre grandi cambiamenti che hanno una portata tale per cui vengono considerati delle rivoluzioni.
Abbiamo visto come queste rivoluzioni siano rivoluzioni che vanno a riguardare innanzitutto il modo di conoscere e quindi ciò che viene considerato una scienza.
Abbiamo visto che questa prima grande rivoluzione, la rivoluzione del pensiero scientifico, è la rivoluzione che porta a prevalere una conoscenza che si fonda sulla ragione. Fondarsi sulla ragione significa fondarsi su un metodo, che abbiamo detto significa percorrere una strada metodica, quindi percorrere una strada conoscitiva che ci porta a dei risultati.
Questa strada conoscitiva è una strada che avremo modo di riprendere, ma intanto anticipiamo: parte da alcuni riferimenti teorici, sviluppa delle ipotesi, va poi a verificare queste ipotesi nella realtà.
Quindi non rimane solo nel mondo del pensiero, come poteva accadere appunto per la filosofia o per le discipline più teoretiche, ma diventa una conoscenza empirica, quindi si confronta con la realtà.
A partire dal risultato di questo confronto, le nostre ipotesi di partenza possono essere confermate o disconfermate. Quindi le teorie da cui siamo partiti possono essere anch’esse confermate tali e quali, oppure possono essere smentite o confermate con nuovi ulteriori apporti.
Le altre grandi trasformazioni che hanno favorito la nascita di questa disciplina sono delle trasformazioni che, come vedevamo, attengono proprio a quei due capisaldi che abbiamo visto essere i capisaldi della sociologia, vale a dire l’interazione e la struttura.
Interazione perché abbiamo visto che c’è una rivoluzione nell’ambito della modalità con cui le nuove società producono ciò di cui hanno bisogno. C’è la rivoluzione industriale: vale a dire si produce non solo attraverso la campagna e il lavoro di uomini e animali, ma si produce attraverso il lavoro delle macchine che vengono appunto inventate.
Quindi le macchine forniscono un contributo che va a modificare l’apporto dell’uomo alla produzione e quindi anche i rapporti, le interazioni tra persone.
In primis, la grande interazione che viene a nascere è l’interazione tra coloro i quali possiedono le macchine e coloro i quali invece si limitano a utilizzare queste macchine, quindi a mettere a disposizione le braccia che prima davano all’agricoltura per il funzionamento di queste macchine.
Quindi nascono quelli che poi i primi autori che abbiamo visto chiamano classi sociali: la classe dei proletari e la classe dei borghesi. Chi ha solo le proprie braccia e quelle dei figli, la prole, da mettere a disposizione, e chi invece possiede i mezzi di produzione.
La terza grande, quindi il terzo grande cambiamento, è quello che invece attiene alla struttura sociale ed è legato al passaggio dalla monarchia alla repubblica, segnato dalla rivoluzione francese e da tutte le rivoluzioni che prenderanno vita in seguito a questa.
In questo caso ciò che viene messo in discussione sono gli ordinamenti, le istituzioni – vedremo meglio questo concetto – che regolano proprio il vivere associato. Questo vivere associato non è più regolato dal monarca e dalla sua discendenza, ma è un vivere associato che ha bisogno di darsi nuove regole, nuovi ordinamenti che vedano però come protagonista il popolo: una repubblica.
E quindi in questo senso scopriamo che c’è un contributo che viene chiesto al pensiero scientifico che si occupa di studiare la collettività.
Quindi vediamo subito società e cambiamento: i motivi per cui la società diventa oggetto di interesse, perché ci si accorge che la società cambia e, cambiando, ha bisogno di trovare nuovi criteri con cui potersi leggere, ma anche con cui potersi vivere, poter andare avanti.
Ecco quindi che a questa disciplina scientifica, cioè alle domande che questa disciplina scientifica – la nascente sociologia – si trova a dover affrontare, a cui le si chiede in qualche modo di dare una risposta, sono proprio quelle che vanno a riguardare il perché le persone stanno insieme e il come questo loro stare insieme si modifica nel tempo.
Allora abbiamo visto: come è possibile la società? In che modo un’entità così complessa si mantiene nel tempo e non soccombe alle tendenze provenienti dai singoli o dai gruppi più o meno associati?
E quindi l’ordine e il cambiamento: in quale rapporto stanno? Perché ci sono periodi in cui le regole che ci tengono insieme rimangono immutate e perché ci sono altri momenti in cui queste regole invece vengono modificate e c’è un cambiamento?
Inoltre altre domande fondamentali di questa disciplina sono: come mai gli individui, così diversi tra loro, possono stare insieme in maniera armonica? Piuttosto che – come la storia e l’evidenza ci mostrano – ci sono momenti in cui queste relazioni sono delle relazioni conflittuali.
Ecco, abbiamo visto che le risposte a queste domande sono delle risposte così di base, così importanti, e fanno riferimento a degli assunti, cioè a delle convinzioni di fondo tali per cui vengono chiamati paradigmi.
Quindi paradigmi. Abbiamo qui la definizione: assunti di base di natura teorica e metodologica sui quali una comunità di scienziati, in un determinato campo, sviluppa un consenso. Cioè è concorde, per cui questo insieme di assunti viene accettato, per così dire, all’unanimità, cioè da tutti gli scienziati in quel momento.
Quindi possiamo utilizzare la metafora dei paradigmi come delle grandi lenti che ci consentono di guardare la realtà che andiamo a chiamare appunto società.
L’altra volta ci siamo soffermati sul primo grande paradigma: il paradigma del conflitto, secondo il quale la società sta insieme, gli individui stanno insieme, perché c’è un rapporto di potere di alcuni rispetto ad altri. Questo rapporto di potere e di sovraordinazione di alcuni rispetto ad altri dura per un certo periodo, fino a quando coloro che sono in una posizione che hanno minor potere, che si trovano subordinati, accettano questa loro posizione.
Il capostipite di questo tipo di paradigma, abbiamo visto la volta scorsa, è Karl Marx, che ritiene che questo ordine di alcuni su altri – e quindi il potere di alcuni rispetto ad altri – sia legato alla dimensione economica del possesso dei mezzi di produzione.
Ecco allora che, dicevamo per Marx, la “legge”, ciò che guida una società, è la dimensione economica e in particolare la dimensione della produzione. Questa vede distribuire le persone, come dicevamo, in due grandi gruppi che lui chiama classi: i possessori dei mezzi di produzione, quindi del capitale e della ricchezza, e coloro che invece non possiedono altro se non le proprie braccia per lavorare, che sono appunto i lavoratori che vengono pagati.
Ecco quindi che c’è questa distinzione della società in due grandi classi che sono tra loro in un rapporto gerarchico, dove però questo rapporto gerarchico si accompagna anche a una situazione per cui chi detiene maggiore potere anche ne approfitta.
Ciò che la produzione consente di ottenere in misura eccedente, vale a dire il surplus di produzione economico, viene mantenuto dalla classe dei proprietari e non restituito in maniera uguale a coloro che lavorano.
Quindi queste due classi sono tra di loro sbilanciate e, di fatto, l’equilibrio tra le due viene mantenuto con il controllo della classe dei proprietari su quella dei lavoratori.
Questo disequilibrio si mantiene fino a quando i lavoratori non si rendono conto di questa loro subalternità, o più che non se ne rendono conto, la accettano perché non hanno possibilità di opporsi.
Quando però questa possibilità si manifesta e viene colta, ecco allora che abbiamo una rivoluzione e quindi può esserci un cambiamento, dice Marx.
Quindi abbiamo un’interazione conflittuale, non di integrazione tra queste due classi diverse, proprio perché la classe dei capitalisti ha tutto l’interesse a mantenere subordinata quella dei lavoratori e a trarre profitto, a mantenere questo surplus per proprio vantaggio.
L’altro elemento importante di questa visione di Marx è proprio quello della struttura sociale.
Allora la struttura sociale, così come l’abbiamo definita nella precedente lezione – quindi gerarchie e istituzioni – è determinata dal sistema di produzione, cioè dall’economia.
L’economia è la struttura portante della società. Da questa struttura portante derivano gli elementi ulteriori e accessori: la sovrastruttura.
La sovrastruttura, ossia ciò che sta sopra, ciò che si costruisce su una struttura economica, è rappresentata dalla cultura, dalla legge, dalla politica, dalle idee che circolano nella società.
L’altra volta abbiamo fatto proprio l’esempio: chi detiene le leve economiche è anche chi riesce ad accedere al potere politico, a pagarsi le campagne elettorali e quindi diventare non solo classe economica ma anche classe politica.
Di conseguenza è anche colui che ha il controllo degli strumenti di comunicazione e della cultura, ed è anche chi riesce a influenzare la produzione delle leggi, quindi a farsi fare le cosiddette leggi “ad personam”.
Vedete quindi che la produzione economica influenza la dimensione culturale, politica e normativa della società.
Sulla scia di questa prospettiva, quindi del paradigma che abbiamo chiamato del conflitto, si colloca anche la prospettiva di Weber.
Qui trovate, se avevate scaricato le diapositive, una piccola modifica. Nel senso che Weber, che è uno dei fondatori di questa disciplina, lo possiamo collocare nel paradigma con la chiave del conflitto, perché poi vedremo che anche lui individua la dimensione del conflitto all’interno della società. Però ce lo ricordiamo anche per un’altra grande lente, quindi un altro grande paradigma con cui egli guarda la società, vale a dire il paradigma dell’azione.
Allora, il paradigma dell’azione è, se il paradigma del conflitto lo mettiamo all’estremo opposto rispetto al paradigma dell’integrazione, al paradigma dell’armonia, al paradigma dell’ordine, il paradigma dell’azione lo mettiamo all’opposto di quello che poi vedremo essere il paradigma della struttura.
Che cosa vorrà mai dire paradigma dell’azione? Vuol dire che il nucleo portante della società, l’elemento fondativo della società, è l’azione sociale. L’azione sociale è fatta da individui.
Quindi paradigma dell’azione significa che il primato nei confronti della società ce l’hanno gli individui che agiscono socialmente.
Questa è una cosa importante e dobbiamo prima di tutto capirla bene. Il nostro vivere, quindi tutti coloro che si collocano nell’alveo di questo paradigma, sono coloro che vedono il primato del vivere associato, il primato della società, dato agli individui che agiscono socialmente.
Quindi, come trovate scritto qui, Weber ha attribuito al comportamento e all’azione individuali un ruolo fondamentale nella produzione dell’ordinamento sociale.
Per studiare la società, dice Weber, noi dobbiamo andare agli individui, alle loro azioni.
Parlare di individui e delle loro azioni significa che abbiamo a che fare con soggetti – Weber direbbe attori – che sono dotati di ragione e di emotività.
Quindi Weber dice che per studiare la società è fondamentale arrivare a queste dimensioni: ragione e cuore, che si sintetizzano nella parola motivazioni, che guidano il comportamento individuale.
La società si studia se riusciamo a comprendere le motivazioni che guidano il comportamento degli individui.
Noi riusciamo a spiegare la società quando riusciamo empiricamente a rilevare comportamenti di individui e a riconoscere le motivazioni che stanno dietro quei comportamenti.
Per esempio: perché avete scelto di iscrivervi al corso di laurea in educazione?
In questo caso si osservano tanti comportamenti individuali: l’iscrizione al corso di laurea. Questo è un dato che posso rilevare andando in segreteria e chiedendo l’elenco degli iscritti.
Scopro che, per esempio, sono 235. Sociologicamente posso dire se sono di più o di meno rispetto all’anno scorso, oppure rispetto a due anni fa, e quindi individuare delle tendenze.
Dal punto di vista sociologico vedo come il comportamento degli studenti neodiplomati si orienta tra i vari corsi di laurea e posso dire, per esempio, che le iscrizioni al corso di laurea in educazione si mantengono sostanzialmente stabili nel corso del tempo.
Weber direbbe: bene, hai fatto una descrizione. Ma per poter dire qualcosa di più rispetto a questo comportamento dobbiamo fare un passaggio ulteriore.
Qui entra in gioco la differenza tra conoscere e comprendere.
Conoscere significa rilevare i dati: sapere che ci sono 235 iscritti, da dove provengono, da quali province.
La comprensione invece è un passaggio ulteriore: capire quali sono le motivazioni, cioè i ragionamenti e le passioni che stanno dietro quei comportamenti.
Quando riusciamo a comprendere le motivazioni, possiamo dire di aver compreso un fenomeno sociale.
Ecco perché si parla di sociologia interpretativa: non ci fermiamo alla descrizione, ma cerchiamo di dare una spiegazione.
Per poter raggiungere questa comprensione dobbiamo sentire le persone, fare domande, capire le loro motivazioni.
Un’altra cosa importante: la sociologia si interessa dell’agire sociale.
Noi facciamo tante azioni, ma non tutte sono azioni sociali.
Per esempio: lavarsi i denti è un’azione individuale. Ma può diventare un’azione sociale quando ha implicazioni sugli altri.
Per esempio quando influisce sull’economia (comprare spazzolini e dentifricio), sulla salute pubblica o sul consumo dell’acqua.
Quando la nostra azione tiene conto degli altri o ha effetti sugli altri, diventa un’azione sociale.
Weber individua quattro tipi di azione sociale:
Un’altra parola importante è ideal tipo.
L’ideal tipo è uno strumento di ricerca. Quando il sociologo osserva tanti comportamenti individuali diversi, può trovare alcune caratteristiche comuni.
Queste caratteristiche comuni vengono astratte dalla realtà e organizzate in un modello ideale che serve per interpretare la realtà.
Non è un tipo perfetto o ideale nel senso dei sogni. È un modello mentale che deriva dall’osservazione della realtà.
Serve per semplificare e interpretare fenomeni sociali complessi.
Weber ha utilizzato questo metodo anche per studiare la diffusione del capitalismo.
Ha osservato che il capitalismo era più diffuso in alcuni paesi europei, come Gran Bretagna, Germania e Svizzera, e meno nei paesi mediterranei.
Ha notato anche che nei paesi dove il capitalismo era più diffuso era presente la religione protestante.
Da qui ha sviluppato l’interpretazione secondo cui l’etica protestante favoriva lo sviluppo del capitalismo, perché collegava il successo economico alla benevolenza divina.
Weber ha studiato anche il concetto di potere.
Il potere è la capacità di una persona di raggiungere i propri obiettivi anche quando incontra resistenze.
Una forma particolare di potere è l’autorità, cioè la capacità di ottenere obbedienza dagli altri.
L’autorità può essere legittima quando le persone obbediscono volontariamente perché riconoscono quella autorità come valida.
Weber distingue tre tipi di autorità legittima:
Infine Weber riprende il concetto di classe sociale, ma lo amplia rispetto a Marx.
Per Marx le classi sociali dipendono dal possesso dei mezzi di produzione.
Weber invece sostiene che i gruppi sociali possono differire anche per altre dimensioni oltre a quella economica, come:
Questi gruppi vengono chiamati ceti.
Tra questi gruppi possono nascere conflitti perché ciascun gruppo cerca di mantenere i propri privilegi e le proprie risorse.
Questo porta alla stratificazione sociale, cioè alla divisione della società in strati diversi, con livelli diversi di ricchezza, potere e prestigio.
L’appartenenza etnica è un chiaro esempio di chiusura dei gruppi. I bianchi che non si vogliono aprire ai neri. Ma, se volete, non serve andare così lontano: esistono anche gruppi etnici più piccoli, come i ganesi che non vogliono stare con i serbi, oppure i serbi e i croati.
Abbiamo anche visto, ad esempio, la festa della donna: gruppi diversi, il gruppo maschile e quello femminile. Spesso troviamo situazioni in cui il top management è composto solo da uomini e non da donne.
E così via. I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa il ceto degli operai.
Quindi la società si struttura in gruppi diversi che non sono soltanto diversi dal punto di vista economico, ma anche dal punto di vista culturale, religioso, etnico e sociale.
Questi gruppi cercano spesso di mantenere una certa chiusura, perché vogliono preservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione sociale.
Questo significa che la società è attraversata da tensioni e conflitti che nascono proprio dalla presenza di gruppi diversi che competono tra loro per le risorse disponibili.
In questo senso possiamo parlare di stratificazione sociale, cioè di una struttura della società divisa in strati diversi.
Alcuni gruppi si collocano più in alto nella scala sociale perché possiedono più ricchezza, più potere o più prestigio. Altri invece si collocano più in basso perché hanno meno risorse economiche, meno istruzione o meno opportunità.
Questa stratificazione non riguarda soltanto il reddito, ma anche l’accesso all’istruzione, alla cultura, alle opportunità di lavoro e alla partecipazione alla vita politica.
Proprio per questo motivo la sociologia studia non soltanto la struttura della società, ma anche i processi di mobilità sociale, cioè la possibilità per gli individui di spostarsi da uno strato sociale a un altro.
In alcune società la mobilità sociale è più elevata: significa che le persone hanno più possibilità di migliorare la propria posizione sociale attraverso lo studio, il lavoro o altre opportunità.
In altre società, invece, la mobilità sociale è più limitata e le posizioni sociali tendono a rimanere più stabili nel tempo.
La sociologia si occupa quindi di analizzare questi fenomeni per capire come funzionano le società, come si organizzano i gruppi sociali e quali sono i fattori che determinano le disuguaglianze.
Studiare la società significa quindi osservare i comportamenti degli individui, analizzare le strutture sociali e comprendere le relazioni che si instaurano tra i diversi gruppi.
Solo attraverso questo tipo di analisi è possibile capire i cambiamenti sociali e interpretare le trasformazioni che avvengono nelle società nel corso del tempo.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete come la società possa essere letta anche attraverso queste diverse appartenenze. Non soltanto attraverso il possesso o meno dei mezzi di produzione, come ci diceva Marx, ma anche attraverso altre dimensioni che permettono di distinguere gruppi diversi all’interno della società.
Questi gruppi, come abbiamo detto, cercano spesso di mantenere una certa chiusura. Perché? Perché vogliono conservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione.
Questo significa che all’interno della società si creano delle dinamiche di inclusione ed esclusione: alcuni gruppi cercano di mantenere l’accesso alle opportunità solo per i propri membri e di limitare l’accesso ad altri gruppi.
Pensiamo, per esempio, alle professioni che richiedono titoli di studio molto specifici, oppure a quei contesti sociali in cui l’accesso a determinate posizioni è facilitato dall’appartenenza a determinate reti sociali o familiari.
In questo modo la società si organizza in una struttura stratificata, cioè composta da diversi livelli o strati.
Questa stratificazione sociale è uno dei principali oggetti di studio della sociologia, perché permette di comprendere come si distribuiscono le risorse, il potere e il prestigio all’interno della società.
Quando parliamo di stratificazione sociale parliamo quindi di disuguaglianze: disuguaglianze economiche, disuguaglianze di potere, disuguaglianze di prestigio sociale.
La sociologia cerca di capire come nascono queste disuguaglianze, come si mantengono nel tempo e in quali condizioni possono essere ridotte o trasformate.
Un altro aspetto importante riguarda la mobilità sociale. La mobilità sociale indica la possibilità che hanno gli individui di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, attraverso lo studio e il lavoro, può migliorare la propria posizione sociale.
Oppure può accadere il contrario: una persona può nascere in una famiglia con molte risorse ma, per diverse ragioni, può perdere parte della propria posizione sociale.
La sociologia studia quindi anche i fattori che favoriscono o ostacolano la mobilità sociale: il sistema educativo, il mercato del lavoro, le politiche pubbliche, le reti sociali e familiari.
Attraverso l’analisi di questi elementi possiamo comprendere meglio come funziona la società e quali sono i meccanismi che producono disuguaglianze o opportunità.
In conclusione, la sociologia nasce proprio dall’esigenza di comprendere le trasformazioni profonde che hanno attraversato le società moderne: le rivoluzioni scientifiche, economiche e politiche che hanno cambiato il modo in cui gli individui vivono insieme.
Per questo motivo la sociologia si propone di studiare la società in modo scientifico, osservando i comportamenti degli individui, analizzando le strutture sociali e interpretando i significati che le persone attribuiscono alle loro azioni.
Solo attraverso questo tipo di analisi è possibile comprendere i fenomeni sociali e interpretare i cambiamenti che caratterizzano le società contemporanee.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete che nella società esistono diversi gruppi sociali che possono entrare in relazione tra loro, ma anche entrare in conflitto tra loro. Questo perché ogni gruppo cerca di difendere i propri interessi, le proprie risorse e la propria posizione all’interno della società.
Per questo motivo la sociologia studia anche i processi attraverso i quali si formano queste differenze e queste disuguaglianze.
Quando parliamo di stratificazione sociale intendiamo proprio questa divisione della società in strati diversi. Alcuni gruppi occupano posizioni più elevate perché possiedono maggiori risorse economiche, maggiore prestigio sociale oppure maggiore potere politico.
Altri gruppi, invece, si collocano in posizioni più basse perché hanno minori opportunità, minori risorse economiche o minore accesso all’istruzione e alle opportunità sociali.
La sociologia cerca quindi di comprendere non soltanto come si formano questi strati sociali, ma anche come si mantengono nel tempo.
Un elemento importante che viene studiato è quello della mobilità sociale. Con questa espressione si indica la possibilità che gli individui hanno di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, grazie all’istruzione e al lavoro, può migliorare la propria posizione sociale. In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Al contrario può accadere che una persona perda la propria posizione sociale a causa di difficoltà economiche, perdita del lavoro o altri fattori. In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
Studiare la mobilità sociale significa quindi capire quali sono i fattori che permettono o che ostacolano il miglioramento della posizione sociale degli individui.
Tra questi fattori troviamo, ad esempio, il livello di istruzione, il tipo di occupazione, il contesto familiare, le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le politiche sociali.
La sociologia analizza tutti questi elementi per comprendere come funzionano le società e come cambiano nel tempo.
In questo senso possiamo dire che la sociologia è una disciplina che studia il rapporto tra individui e società: da un lato osserva le azioni e i comportamenti delle persone, dall’altro analizza le strutture sociali che influenzano queste azioni.
Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi – quello dell’azione individuale e quello della struttura sociale – possiamo comprendere pienamente i fenomeni sociali.
Ed è proprio questo il compito della sociologia: cercare di interpretare e spiegare i cambiamenti della società, analizzando le relazioni tra individui, gruppi sociali e istituzioni.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete che la società è composta da gruppi diversi che si distinguono tra loro non soltanto per la ricchezza economica, ma anche per altri fattori come l’istruzione, il prestigio sociale, l’appartenenza culturale o religiosa.
Questi gruppi non sono isolati tra loro: entrano in relazione, collaborano, ma a volte entrano anche in conflitto. Questo accade perché ogni gruppo cerca di difendere i propri interessi e di mantenere la propria posizione all’interno della società.
Per questo motivo la sociologia studia anche le dinamiche di potere e le disuguaglianze sociali.
Quando parliamo di stratificazione sociale intendiamo proprio questa divisione della società in diversi livelli o strati. Alcuni gruppi occupano posizioni più elevate perché possiedono maggiori risorse economiche, maggiore prestigio o maggiore potere politico.
Altri gruppi invece si trovano in posizioni più basse perché hanno meno accesso alle risorse, all’istruzione o alle opportunità di lavoro.
La sociologia cerca quindi di capire come nascono queste differenze e in che modo vengono mantenute nel tempo.
Un altro aspetto importante è quello della mobilità sociale. La mobilità sociale indica la possibilità che gli individui hanno di spostarsi da uno strato sociale a un altro.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, attraverso lo studio e il lavoro, può migliorare la propria posizione sociale. In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Può accadere anche il contrario: una persona può perdere parte della propria posizione sociale a causa di difficoltà economiche o cambiamenti nel mercato del lavoro. In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
Studiare la mobilità sociale significa quindi analizzare quali fattori permettono agli individui di migliorare la propria posizione oppure, al contrario, quali fattori rendono più difficile questo cambiamento.
Tra questi fattori troviamo, ad esempio, il livello di istruzione, il contesto familiare, le opportunità offerte dal mercato del lavoro e le politiche sociali.
La sociologia studia tutti questi elementi per comprendere meglio come funzionano le società e come si trasformano nel tempo.
Possiamo quindi dire che la sociologia è una disciplina che cerca di interpretare la realtà sociale attraverso l’osservazione dei comportamenti degli individui e l’analisi delle strutture sociali.
Da un lato osserva le azioni delle persone, le loro motivazioni e le relazioni che instaurano con gli altri. Dall’altro lato analizza le istituzioni, le norme e le strutture che organizzano la vita collettiva.
Solo mettendo insieme questi due livelli di analisi – quello individuale e quello strutturale – è possibile comprendere davvero i fenomeni sociali.
Ed è proprio questo l’obiettivo della sociologia: capire come gli individui vivono insieme, come si organizzano le società e quali sono i processi che producono cambiamenti sociali.
I borghesi rispetto alla classe, al gruppo che poi diventa appunto un ceto degli operai.
Quindi vedete come nella società possano esistere diversi gruppi che si distinguono tra loro non soltanto per la ricchezza economica, ma anche per altri elementi che riguardano lo stile di vita, il livello di istruzione, le abitudini culturali e le appartenenze religiose o etniche.
Questi gruppi, proprio perché condividono alcune caratteristiche comuni, tendono a riconoscersi tra loro e a differenziarsi dagli altri gruppi.
Molto spesso cercano anche di mantenere una certa chiusura nei confronti dell’esterno, perché questa chiusura consente loro di conservare le proprie risorse, i propri privilegi e la propria posizione sociale.
Quando un gruppo cerca di limitare l’accesso ad altri gruppi alle proprie risorse o alle proprie opportunità, possiamo parlare di processi di esclusione sociale.
Questo significa che non tutti gli individui hanno le stesse possibilità di accedere alle stesse opportunità.
Alcune persone possono avere più facilità ad accedere a determinati percorsi di istruzione, a determinati lavori o a determinate posizioni sociali, mentre altre incontrano maggiori difficoltà.
Proprio per questo motivo la sociologia studia le disuguaglianze sociali.
Le disuguaglianze possono riguardare diversi aspetti della vita sociale: il reddito, il lavoro, l’istruzione, il prestigio sociale, il potere politico.
La presenza di queste disuguaglianze contribuisce a creare quella che chiamiamo stratificazione sociale, cioè la divisione della società in diversi livelli o strati.
Alcuni individui e gruppi occupano posizioni più elevate nella struttura sociale, mentre altri occupano posizioni più basse.
Queste differenze possono dipendere da fattori economici, ma anche da fattori culturali, educativi o politici.
Un altro tema molto importante nello studio della stratificazione sociale è quello della mobilità sociale.
Con questa espressione si indica la possibilità che hanno gli individui di cambiare posizione all’interno della struttura sociale.
Per esempio una persona può nascere in una famiglia con poche risorse economiche ma, grazie allo studio o al lavoro, può migliorare la propria posizione sociale.
In questo caso parliamo di mobilità sociale ascendente.
Al contrario può accadere che una persona perda la propria posizione sociale a causa di crisi economiche, perdita del lavoro o altri fattori.
In questo caso parliamo di mobilità sociale discendente.
La sociologia cerca di capire quali sono i fattori che favoriscono oppure ostacolano la mobilità sociale.
Tra questi fattori troviamo il livello di istruzione, le opportunità offerte dal mercato del lavoro, le politiche sociali e le condizioni familiari.
Studiare questi elementi permette ai sociologi di comprendere meglio il funzionamento delle società e i processi attraverso i quali si producono le disuguaglianze.
In questo senso la sociologia non si limita a descrivere la realtà sociale, ma cerca anche di interpretarla e di spiegare i cambiamenti che avvengono nel tempo.
La presenza di gruppi diversi all’interno della società fa sì che esistano anche interessi diversi e, a volte, interessi contrapposti.
Per questo motivo la sociologia si interessa anche dei conflitti sociali, cioè delle situazioni in cui gruppi diversi entrano in competizione tra loro per ottenere risorse, potere o riconoscimento.
Questi conflitti possono manifestarsi in forme diverse: conflitti economici, conflitti politici, conflitti culturali oppure conflitti legati all’identità e all’appartenenza a determinati gruppi sociali.
Allo stesso tempo, però, la società non è fatta soltanto di conflitti. Esistono anche meccanismi di integrazione che permettono agli individui e ai gruppi di convivere e di collaborare.
Le istituzioni sociali, come la famiglia, la scuola, il sistema politico e il sistema economico, svolgono proprio questa funzione: organizzare la vita collettiva e rendere possibile la convivenza tra individui e gruppi diversi.
In questo senso possiamo dire che la società è il risultato di un equilibrio dinamico tra ordine e cambiamento.
Da un lato esistono norme, regole e istituzioni che contribuiscono a mantenere l’ordine sociale. Dall’altro lato esistono processi di trasformazione che modificano nel tempo le strutture sociali e le relazioni tra gli individui.
La sociologia studia proprio questo equilibrio tra stabilità e cambiamento.
Per farlo utilizza diversi strumenti di analisi: l’osservazione dei comportamenti sociali, la raccolta di dati empirici, l’interpretazione delle motivazioni degli individui e l’analisi delle strutture sociali.
Attraverso questi strumenti è possibile comprendere meglio i fenomeni sociali e individuare le tendenze che caratterizzano le società contemporanee.
Per esempio possiamo osservare come cambiano nel tempo le forme della famiglia, come si trasformano i mercati del lavoro, oppure come evolvono i sistemi educativi.
Tutti questi cambiamenti influenzano il modo in cui gli individui vivono, lavorano e costruiscono le proprie relazioni sociali.
La sociologia cerca quindi di mettere in relazione i comportamenti individuali con i processi sociali più ampi.
Questo significa che, per comprendere un fenomeno sociale, non basta osservare il comportamento dei singoli individui, ma è necessario considerare anche il contesto sociale in cui questi comportamenti si sviluppano.
In altre parole, la sociologia cerca di collegare la dimensione individuale con la dimensione collettiva.
Proprio per questo motivo possiamo dire che la sociologia è una disciplina che studia il rapporto tra individuo e società.
Un concetto centrale della sociologia è quello di cultura. La cultura comprende l’insieme dei valori, delle norme, delle credenze, dei linguaggi e delle pratiche condivise da un gruppo sociale.
La cultura guida i comportamenti degli individui, stabilisce ciò che è considerato accettabile o inaccettabile e contribuisce a creare un senso di identità collettiva.
All’interno di una società possono coesistere culture diverse, che possono integrarsi tra loro oppure entrare in conflitto. La diversità culturale è quindi un elemento costitutivo della vita sociale.
Oltre alla cultura, un altro elemento fondamentale è la stratificazione sociale, cioè la divisione della società in gruppi gerarchicamente ordinati in base a risorse, potere o prestigio.
Questa stratificazione influenza le opportunità di vita degli individui, determinando differenze nell’accesso all’istruzione, al lavoro, alla salute e alla partecipazione politica.
La sociologia studia anche come questi meccanismi di disuguaglianza si perpetuano nel tempo e come possono essere modificati attraverso politiche sociali o movimenti collettivi.
Infine, la sociologia si occupa di cambiamento sociale, ossia dei processi attraverso cui le strutture e le relazioni sociali si trasformano.
Il cambiamento può essere lento o rapido, graduale o rivoluzionario, e può avere cause economiche, politiche, tecnologiche o culturali.
Comprendere il cambiamento sociale permette di analizzare le tendenze della società contemporanea e di prevedere possibili scenari futuri.
Cambiamento sociale e modernità
Il cambiamento sociale può derivare da innovazioni tecnologiche, mutamenti economici, movimenti politici o trasformazioni culturali. Esso modifica le istituzioni, le relazioni tra gruppi e il comportamento degli individui.
La modernità è un concetto chiave per comprendere le società contemporanee. Indica un insieme di caratteristiche sociali e culturali, come:
La modernità comporta anche sfide: individualismo, alienazione, disuguaglianze e tensioni culturali sono fenomeni frequenti nelle società moderne.
Sociologia contemporanea
La sociologia contemporanea si concentra su tematiche globali, tra cui:
Gli studiosi contemporanei cercano di comprendere come le strutture sociali evolvono e come le persone reagiscono a questi cambiamenti.
Conclusione
La sociologia offre strumenti per capire le dinamiche della vita sociale, le relazioni tra individui e gruppi, e le forze che guidano il cambiamento. Studiare la società significa:
In sintesi, la sociologia ci aiuta a vedere oltre la vita quotidiana, a capire perché le persone agiscono in determinati modi e come la società si trasforma nel tempo.
Allora adesso abbiamo visto quindi il paradigma del conflitto e il paradigma dell’azione. Adesso ritorniamo, l’avevamo solo accennato la volta scorsa, a quello che è invece un altro modo di guardare la società che la guarda non a partire dal conflitto, ma a partire dall’ordine, quindi dall’armonia.
Quindi vedete che quello che intendevo dire prima anche rispetto all’ideal tipo weberiano, cioè si sottolineano alcuni aspetti mettendo in secondo piano altri che però siamo consapevoli che ci sono, quindi il paradigma dell’ordine, il paradigma dell’armonia, enfatizza questa dimensione pur consapevole che vi può essere anche quella del conflitto. Però la regola prevalente è quella che vede la società come qualcosa di armonico, di ordinato.
Quindi abbiamo detto che per esprimere questa visione possiamo attingere alla metafora dell’organismo, in cui abbiamo un insieme di parti diverse tra loro, ma questa diversità non è fonte di conflittualità, ma è fonte di integrazione, cioè ci si mette insieme, non ci si mette in competizione. E quanto più diversi, ma quanto più il nostro metterci insieme, integrarci, ci consente di raggiungere cose che da soli non avremmo potuto fare.
La società è una società che ha bisogno di molte cose per poter sopravvivere e quindi queste molte cose è bene che vengano svolte da coloro che sono in grado di svolgerle al meglio, quindi che hanno le competenze per svolgerle al meglio. Ecco quindi che si parla di divisione del lavoro, intendendo con questa espressione la divisione del lavoro che serve alla società per mantenersi, per essere autonoma, autosufficiente.
Quindi abbiamo il lavoro sociale e questo lavoro sociale è quello appunto di chi è qui a insegnare, a trasmettere, a fornire delle conoscenze, piuttosto che quello di coloro che prima di arrivare davanti al vostro pc a casa vi hanno aiutato a arrivare a casa con i mezzi di trasporto, piuttosto che di coloro che ci consentono di curarci quando siamo ammalati.
Ecco, è divisione del lavoro. E questa divisione del lavoro è qualcosa che nasce proprio dai bisogni che la società ha per poter mantenersi nel tempo. Quindi l’ordine sociale, questa armonia nasce spontaneamente dall’interno della società, proprio per quelle necessità che deve soddisfare.
E infatti l’altra volta, al termine della lezione, una vostra collega è venuta a chiedermi se si può parlare appunto di interdipendenza. Eh sì, interdipendenza tra le varie parti di una società, o meglio, tra le varie funzioni di una società.
Ma a questo paradigma dell’ordine associamo anche il cosiddetto paradigma della struttura. Prima abbiamo parlato di paradigma dell’azione e che era quello che ci riportava all’interazione tra individui. Adesso troviamo l’altro elemento cruciale: la struttura.
Mentre prima il nostro Weber ci diceva: guarda che se vuoi capire qualche cosa della società devi riuscire a comprendere le motivazioni dell’individuo, adesso questi scienziati sociali, in primis Durkheim, ci dicono: guarda che i comportamenti degli individui tu li puoi spiegare a partire da quella che è la struttura sociale nella quale si collocano.
Perché l’esistenza dell’individuo avviene, si svolge all’interno di una struttura sociale. Vi ricordate che vi dicevo le prime lezioni? Noi siamo qui oggi a fare lezione il 9 di marzo del 2026. Diverso sarebbe stato se fossimo stati a fare lezione nel marzo 1986, no? Non c’era nemmeno questo corso di laurea. Sociologia l’avremmo studiata all’interno di un altro percorso, ok?
Ecco, quindi la struttura influenza il percorso degli individui. E proprio perché le strutture sociali che tendono all’ordine si mantengono tendenzialmente nel tempo, allora ecco che il percorso degli individui all’interno della struttura sociale segue dei passaggi che sono sostanzialmente non temestabili, quindi il percorso delle persone è largamente prevedibile.
Se vi pensate, si nasce poi si entra nella società. Il primo battesimo sociale e istituzionale è quello con la scuola. Quella che un tempo era la scuola dell’infanzia, poi c’è la scuola materna, poi ci sono le scuole elementari, poi le scuole medie e quindi l’obbligo scolastico. Percorso largamente prevedibile.
Devi prima andare a scuola fino a 16 anni, dopodiché puoi andare nel mondo del lavoro oppure socialmente siamo arrivati a dire che è bene di proseguire negli studi e quindi in gran parte adesso le persone continuano a studiare anche con la scuola superiore, poi andando all’università. Percorso largamente prevedibile.
Ma abbiamo già visto che questo è prevedibile. Se fossimo stati nel 1950 a 14 anni, in prevalenza avremmo finito il nostro percorso di studi. Oggi nel 2026 invece proseguiamo. E se tu non fai questi passaggi, se non fai la scuola dell’obbligo e oggi se non arrivi alla laurea, insomma, il tuo percorso non è proprio così allineato e, attenti bene, alcune opportunità vengono meno.
Quindi l’individuo è in qualche modo vincolato a compiere delle scelte. Però la sua libertà c’è. Noi siamo liberi, possiamo scegliere, ma all’interno di alcuni percorsi che ci vengono proposti dalla struttura sociale.
Ecco che quindi le spiegazioni, qui vedete che usiamo il termine spiegazione e non il termine comprensione che ci aveva sottolineato Weber, e quindi questo anche può aiutare la domanda che aveva fatto Erika.
Noi quando, tra virgolette, rimaniamo alla struttura, a descrivere ciò che rimane all’esterno dell’individuo, parliamo di spiegazione. Quando andiamo invece a rilevare le sue motivazioni, allora ecco che arriviamo alla comprensione dei fenomeni.
E come vi dicevo, l’esponente principale del paradigma della struttura è Emile Durkheim. Anch’egli uno dei padri fondatori della sociologia al quale dobbiamo riconoscere l’espressione, il concetto di fatto sociale.
Fatto sociale. Il fatto sociale lo possiamo mettere vicino a questo…
Si introduce l’espressione di fatto sociale, proprio per indicare quegli elementi della struttura che costituiscono delle regole del nostro vivere associato. Tali per cui noi le percepiamo come se fossero qualche cosa di oggettivo, qualche cosa dotato di esteriorità, qualche cosa che esiste indipendentemente dalla nostra capacità di controllo.
Esempio appunto: è un fatto che oggi tutti vanno all’università. Questa è una frase che noi diciamo nel nostro linguaggio comune e che ci sta ad indicare proprio questo concetto del nostro Durkheim. Il fatto che oggi, nel 2026, la regola non scritta, ma comunque vincolante socialmente, è quella di andare all’università, perché chi accede all’università ha maggior riconoscimento sociale, maggiori possibilità di accedere al mercato del lavoro e tutta una serie di vantaggi.
Ok? Ma attenti bene. Già l’altra volta a lezione il nostro Francesco aveva detto: “Ma insomma non è mica del tutto vero, perché basta andare a chiamare l’idraulico per scoprire quanto guadagna”.
Adesso lo diciamo in maniera così scherzosa. Ecco. E infatti è così. Cioè il fatto che si vada all’università e che si senta una sorta di pressione a dover andare all’università per essere socialmente riconosciuti come adeguati è proprio qualche cosa che abbiamo costruito come individui.
Quindi è frutto di quella che Weber chiama l’azione sociale. Però Durkheim ci dice: ci sono delle azioni sociali che vengono messe in campo da singoli individui, ma poi con il loro ripetersi diventano come se fossero qualche cosa di oggettivo, come se fossero delle regole che si impongono per abitudine, per convenzione sociale, e che quindi fanno pressione sul nostro comportamento.
È come se fossero però delle realtà a sé stanti, no? Delle regole a sé stanti. Quasi come se fossero delle entità superiori. Ok? Vi ho reso l’idea?
Fino agli anni settanta ci si doveva sposare in chiesa. Ok? Era una regola. Ma cosa era questa regola? Avremo modo di vederlo. Era comunque frutto di una serie di precetti religiosi, di convinzioni religiose, ma anche di convenzioni sociali, quindi qualche cosa di costruito dagli individui, ma che socialmente aveva ricevuto una tale importanza da condizionare il comportamento degli individui al punto tale che era stato anche codificato.
“La famiglia è fondata sul matrimonio”.
Quanto abbiamo dovuto lavorare socialmente per far sì che fosse riconosciuta anche la convivenza civile senza il matrimonio, ok?
Ed in entrambi i casi però abbiamo delle azioni individuali che, con il ripetersi, con la regolarità, col fatto di essere tramandate come ciò che è socialmente appropriato, che ci fa quindi sentire bene nei confronti delle altre persone, ci fa sentire “a posto”, questo è un fatto sociale, secondo Durkheim.
E questi fatti sociali sono ciò che costituisce la struttura sociale. Ok?
Delle norme che abbiamo visto l’altra volta, no? Sono delle regole non sempre scritte in un codice. Ok?
Capiamo che cos’è questa struttura sociale e che cosa intendiamo per fatto sociale?
“Sì? Sì, prof.”
Ok, perché anche questo è una cosa importante. Sicuramente si traduce anche in una domanda dell’esame, no? Che cosa intendiamo per fatto sociale? Cosa intende Durkheim per fatto sociale? Che cosa intendiamo per struttura?
Però mi preme che voi capiate la differenza.
“Io, professoressa, mi scusi, chiedo se può ripetere il fatto sociale, che non ho ben chiaro.”
Il fatto sociale è un concetto introdotto da Durkheim. Quindi è una sua espressione tipica che vuole indicare quegli elementi della società che influenzano il comportamento dei singoli individui.
Elementi della società che si caratterizzano in termini come regole, come appunto regole e regolarità della vita sociale che si tramandano e che influenzano il nostro comportamento.
È diventata una regola della società quella di andare all’università. Ok? Per cui voi, quando avete finito le superiori, vi siete sicuramente trovati a dire: “Insomma, oggigiorno non si può fare a meno di andare all’università”.
Sì o no che vi è venuto questo pensiero?
Quindi: vediamo se trovo qualche cosa per andare all’università. Di sicuro, se ho anche un titolo di studio, il titolo di dottore, il mio curriculum viene più apprezzato. Però, insomma, io non sono proprio uno che avrebbe tutta questa passione per continuare gli studi… ma ok.
Allora, vi rendete conto che questo è qualche cosa di astratto? È un’idea. Tra l’altro non è scritto in nessun codice, nessuna legge che tutti devono diventare dottori.
Nella legge c’è scritto che c’è l’obbligo scolastico fino ai 16 anni. Però il fatto di cercare di proseguire oltre i 16 anni e di arrivare alla laurea è qualcosa che socialmente è diventato molto importante. Così importante che ci sentiamo vincolati, ok?
E che magari i vostri genitori vi hanno saldamente invitato ad andare all’università. Ok?
È più chiaro?
“Sì, grazie.”
Così come l’esempio che vi facevo, no? Della convivenza. Adesso è diventato un fatto sociale che si va a convivere. È la regola quella, più che quella di andare a sposarsi sia in comune e ancor meno in chiesa.
E questo è un esempio calzante perché è proprio del percorso. Questa regola del convivere senza sposarsi, negli anni 80-90 i genitori erano mezzi disperati se i figli non si sposavano in chiesa.
Adesso sono gli stessi genitori che dicono: “Beh, piuttosto che si facciano i matrimoni per niente, è meglio che convivano, che provino”.
Adesso è diventata la regola quella.
E questa regola non scritta è diventata addirittura una regola scritta. La civile convivenza la troviamo nel codice.
Quindi sono regole della nostra vita sociale che possono farci pressione, ci influenzano, e noi ci comportiamo in questo modo.
Ma quello che ci dice Durkheim è: le abbiamo prodotte noi. Sono frutto dell’agire degli individui, ma dopo acquisiscono quasi una loro autonomia, per cui ce ne dimentichiamo.
Diventano quasi delle entità astratte, esterne.
E queste vengono tramandate attraverso il processo di socializzazione.
Qui lo mettiamo semplicemente, lo vedremo. Ma il processo di socializzazione sta a indicare quel processo attraverso il quale una società tramanda ai suoi nuovi venuti queste regole che lei si è data. La regola di andare a scuola.
Quindi, ok, chiaro questo passaggio. Però vedete: è diverso rispetto al nostro Weber, perché Weber ci parla dell’agire individuale, mette quello in primo piano, mentre invece Durkheim dice: guarda che l’agire dell’individuo è fortemente condizionato da queste regole sociali. E sono come qualche cosa che si impone su di lui.
La seconda domandina è quindi: questa struttura è ciò che tiene insieme il nostro agire individuale, l’agire degli individui.
Oltre a questo però il nostro Durkheim, come vi dicevo l’altra volta e adesso parlando dell’organismo, ritiene che parti fondamentali di questa struttura sociale ne siano anche i ruoli che le persone hanno all’interno della società. Vale a dire la divisione sociale del lavoro.
Cioè: che cosa tiene insieme la società, la sua struttura? Come si caratterizza? Si caratterizza per delle regole, come diciamo adesso, che stabiliscono anche la divisione sociale del lavoro.
Abbiamo una divisione sociale del lavoro che può essere più o meno articolata. Quindi Durkheim introduce il concetto di solidarietà sociale, per indicare proprio la struttura delle relazioni sociali, che può essere:
La struttura di tipo meccanico è quella delle società primitive, in cui avevamo sostanzialmente delle società agricole, quindi con pochi ruoli. La famiglia era anche l’unità di produzione.
Mentre invece la società moderna è una società in cui abbiamo una divisione del lavoro più articolata.
La famiglia, ad esempio, non è più l’unità di produzione, ma è solo la famiglia degli affetti, la famiglia che deve generare i nuovi venuti, la prole. Ma la produzione la fa qualcun altro: la fanno le fabbriche e via via sempre di più le industrie.
Divisione del lavoro.
E nella società moderna, se nella società meccanica la famiglia si occupava non solo di generare le nuove generazioni, non solo di dare loro da mangiare — per cui la famiglia anche produceva, era quella che produceva e garantiva il sostentamento — ma era anche quella che garantiva l’educazione e la socializzazione, nella società moderna invece la famiglia è quella che si occupa di mettere al mondo le nuove generazioni.
La scuola è quella che si occupa dell’educazione.
E poi ci sono le fabbriche che si occupano di produrre.
Divisione del lavoro.
E poi abbiamo qualcuno che si occupa anche di garantire la salute delle persone. Mentre prima era tutto in capo alla famiglia e la madre era anche l’infermiera della situazione, invece con la società moderna la famiglia non si occupa più di quell’aspetto, ma quella parte lì è stata attribuita, riconosciuta a chi ha certe competenze.
E questo processo di divisione del lavoro sempre più articolato, sempre più raffinato dall’Ottocento via via fino ad oggi si è reso sempre più complesso, più articolato.
Cosa si intende quindi per divisione del lavoro?
Abbiamo una solidarietà meccanica e una solidarietà organica.
La solidarietà organica è quella in cui troviamo ruoli distinti, ruoli diversi per assolvere funzioni diverse.
C’è il ruolo dell’insegnante, c’è il ruolo del genitore — quindi il ruolo del padre, il ruolo della madre — e poi ci sono le miriadi di ruoli che abbiamo nella produzione: chi produce la frutta, chi produce oggetti metalmeccanici, chi produce altro tipo di beni.
E tra queste persone ci sono dei rapporti di interdipendenza.
Quindi questi rapporti sono ciò che tiene unita la società. Per cui i genitori hanno bisogno degli insegnanti perché sono coloro che trasmettono l’educazione.
E tanto più ci sarà integrazione, quanto più questi ruoli diversi, riconoscendo la reciproca necessità, faranno ciascuno ciò che gli compete e lo faranno al meglio.
Sappiamo bene quanto più c’è un buon rapporto tra insegnanti e genitori, quanto meglio si sviluppa l’educazione e l’istruzione dei ragazzi.
Quindi i rapporti di interdipendenza fra le persone all’interno di una solidarietà che riproduce sempre di più quella dell’organismo: parti diverse con funzioni diverse.
E rimane comunque, anche nella prospettiva di Durkheim, l’importanza attribuita all’individuo.
Ma un’altra dimensione che Durkheim sottolinea come elemento che garantisce il collante sociale è la dimensione del sacro.
Allora, che cosa abbiamo detto l’altra volta?
E in parte abbiamo ripreso anche all’inizio della nostra lezione. All’inizio della nostra lezione abbiamo parlato di rivoluzione della ragione. Nasce la scienza e quindi la conoscenza fondata sul potere della ragione.
Ora questo potere della ragione però non scarta del tutto anche la dimensione che va oltre la ragione.
Questa dimensione che va oltre la ragione è quella che Durkheim indica con il termine di sacro.
Nel nostro stare insieme collettivo si sta insieme perché c’è un rapporto di interdipendenza. Quindi razionalmente io ho bisogno di qualcuno che istruisca i miei figli, io genitore.
Razionalmente io che svolgo un lavoro intellettuale ho bisogno di qualcuno che svolga un lavoro di produzione di alimenti, altrimenti morirei di fame perché non so cucinare, non so coltivare, non so allevare.
Il rapporto di interdipendenza.
Quindi razionalmente mi conviene cercare di andare d’accordo con coloro i quali svolgono queste funzioni.
Ma ci sono anche altri elementi, dice Durkheim, che vincolano molto, che sono dei potenti collanti e che sfuggono a questa dimensione razionale.
Sono quelli elementi che attengono invece alla sfera del sacro, del simbolo.
Noi sappiamo: simbolo — qualcosa che rimanda ad altro.
La dimensione dell’uomo non ha solo la ragione, ma anche una dimensione che va oltre la razionalità. Stessa cosa avviene socialmente. Anche socialmente, oltre alla ragione e a ciò che la ragione ci dice di fare per stare uniti, abbiamo qualcosa che va oltre: la dimensione simbolica.
Vedete l’esempio della bandiera. Quante volte sventoliamo la bandiera e la bandiera ci richiama la nostra appartenenza, il fatto che facciamo parte di questa collettività che si chiama società italiana.
E questa non è solo la bandiera verde, bianco, rosso, ma c’è anche la festa della bandiera. In quella festa, guarda un po’, è riposo, è una giornata festiva.
Ecco questa dimensione del sacro, la dimensione religiosa.
Intendendo per religione, nell’accezione di Durkheim, non solo la religione che attiene ad una specifica confessione, ma anche la religione civile.
Quindi sentite spesso, soprattutto in certi orientamenti anche politici, il riferimento al concetto di patria, di nazione, che non è solo una geografia.
Razionalmente abbiamo tracciato dei confini che possiamo riprodurre sulla carta geografica e che sono frutto di passaggi storici.
Ma la nazione richiama anche una dimensione che attiene più alle credenze, alla lingua, alla tradizione, e anche a una mitologia: Romolo e Remo, la lupa di Roma.
Ecco, tutti questi elementi, dice Durkheim, concorrono a garantire la tenuta del nostro vivere sociale e a costruire quella struttura.
Vedete anche qui: abbiamo qualcosa di immateriale, la bandiera, che però poi diventa festa della Repubblica o festa della bandiera, una regola scritta addirittura nella legge per cui è una giornata festiva, si fa vacanza.
Ecco in che senso diventa struttura, diventa fatto sociale. Qualcosa che possiamo vedere anche, rilevare, come una festività.
Riassunto
Durkheim introduce il concetto di fatto sociale, cioè regole, norme e comportamenti che esistono nella società e che esercitano una pressione sugli individui dall’esterno. Queste regole non dipendono dalla volontà del singolo ma si impongono su di lui, orientando il suo comportamento. Un esempio è il calendario universitario: gli studenti devono seguire lezioni ed esami in determinati periodi, indipendentemente dalle loro preferenze personali.
Secondo Durkheim, però, queste regole non nascono da entità astratte ma dall’azione degli individui stessi. Le persone creano collettivamente le regole sociali (come fa un consiglio di dipartimento), ma con il tempo queste regole sembrano autonome e vengono percepite come qualcosa di esterno e obbligatorio. I fatti sociali sono quindi il collante che permette alla società di funzionare e mantenere ordine.
Riassunto
Durkheim analizza anche un fenomeno apparentemente individuale come il suicidio, dimostrando che può essere spiegato con cause sociali. Studiando dati statistici di diversi paesi europei, osserva che il numero dei suicidi varia a seconda delle categorie sociali, della religione, dello stato civile e dei periodi storici.
Ad esempio, rileva che il suicidio è più diffuso tra i protestanti che tra cattolici ed ebrei, e più frequente tra persone non sposate rispetto a quelle sposate. Queste differenze lo portano a collegare il suicidio al livello di integrazione sociale: quanto più una persona è inserita in relazioni e comunità, tanto minore è il rischio di suicidio.
Durkheim individua tre tipi di suicidio:
egoistico, dovuto a scarsa integrazione sociale;
altruistico, quando l’individuo si sacrifica per il gruppo;
anomico, che si verifica quando la società vive una crisi e mancano regole condivise.
Riassunto
Durkheim spiega che la coesione sociale dipende anche dalla divisione del lavoro, cioè dalla distribuzione delle attività necessarie alla vita della società. Nelle società semplici le persone svolgono molte funzioni diverse e la solidarietà è detta meccanica, perché basata sulla somiglianza tra gli individui.
Nelle società moderne, invece, il lavoro è molto più specializzato: esistono professioni diverse come medici, insegnanti, infermieri e molte altre. Questa maggiore complessità genera una solidarietà organica, simile al funzionamento di un organismo in cui ogni parte svolge una funzione specifica ma dipende dalle altre.
La società moderna è quindi caratterizzata da un alto livello di specializzazione e interdipendenza tra le persone.
Riassunto
Durkheim attribuisce grande importanza anche alla religione, intesa non solo in senso religioso tradizionale ma anche come insieme di valori, simboli e rituali condivisi da una società. I rituali sono azioni ripetute che assumono un significato simbolico per il gruppo.
Anche nella vita quotidiana esistono rituali laici: bere il caffè al mattino, mangiare pizza in occasioni di festa o seguire determinate abitudini sociali. Questi comportamenti non hanno solo una funzione pratica ma rafforzano il senso di appartenenza al gruppo.
Allo stesso modo simboli come la bandiera o le celebrazioni religiose servono a ricordare valori comuni e a mantenere unita la comunità.
Riassunto
Secondo Georg Simmel la società non è un’entità astratta ma è costituita dalle relazioni concrete tra le persone. Ogni individuo appartiene a diversi gruppi o cerchie sociali, come la famiglia, gli amici o i colleghi.
Queste cerchie possono sovrapporsi e creare una rete di relazioni che contribuisce a definire l’identità dell’individuo. La posizione di una persona nella società dipende quindi dalle relazioni che intrattiene con gli altri.
Da questa idea si è sviluppata la network analysis, cioè lo studio delle reti sociali, che analizza i legami tra le persone e il modo in cui questi influenzano il comportamento e le opportunità degli individui.
Riassunto
Partendo dalle idee di Durkheim, Talcott Parsons sviluppa la teoria dello struttural-funzionalismo, secondo cui la società è un sistema composto da diverse parti interconnesse che svolgono funzioni specifiche.
Il concetto di sistema indica un insieme di elementi organizzati e ordinati, come il sistema sanitario, il sistema economico o il sistema politico. Ogni sistema esiste per rispondere a determinati bisogni della società.
Secondo Parsons, la stabilità sociale è garantita da norme, valori e istituzioni che regolano il comportamento delle persone e assicurano il funzionamento armonico della società.
Riassunto
All’interno dei sistemi sociali ogni individuo occupa una posizione e svolge un determinato ruolo. Il ruolo è l’insieme delle attività e delle aspettative associate a quella posizione.
Ad esempio, il ruolo dell’insegnante consiste nel preparare lezioni, spiegare e valutare gli studenti, mentre quello dello studente è seguire le lezioni, studiare e sostenere gli esami. Le persone tendono ad adattarsi a queste aspettative per garantire il funzionamento ordinato della società.
Il sistema dei ruoli permette quindi alla società di coordinare le attività e soddisfare i bisogni collettivi.
Riassunto
L’interazionismo simbolico sottolinea che la società non è fatta solo da strutture e ruoli astratti, ma soprattutto dalle interazioni tra individui. Le persone interpretano il proprio ruolo in modo soggettivo e gli attribuiscono significati diversi.
Per capire realmente il funzionamento di una società bisogna osservare come i ruoli vengono concretamente svolti nelle relazioni quotidiane. Il comportamento umano si basa su simboli condivisi, come il linguaggio verbale e non verbale, che permettono alle persone di comunicare e interpretare le azioni degli altri.
La società nasce quindi dallo scambio di significati e dall’interpretazione reciproca dei comportamenti.
Riassunto
Erving Goffman descrive la vita sociale come una rappresentazione teatrale. Quando interagiamo con gli altri, è come se fossimo su un palcoscenico e interpretassimo il nostro ruolo davanti a un pubblico.
Gli individui cercano di comportarsi in modo da ottenere l’approvazione degli altri, proprio come un attore che cerca gli applausi. Esiste però anche un retroscena, cioè uno spazio privato in cui le persone possono essere se stesse e non devono recitare un ruolo sociale.
L’identità individuale è quindi il risultato dell’interazione tra il sé sociale (come ci vedono gli altri) e il sé personale.
Riassunto
Autori come Robert Merton e James Coleman cercano di collegare la dimensione macro (le strutture sociali) con quella micro (le azioni degli individui). Le strutture influenzano le scelte individuali, ma allo stesso tempo le azioni degli individui contribuiscono a costruire e modificare la struttura sociale.
Questi autori parlano anche di teorie a medio raggio, cioè spiegazioni sociologiche valide per contesti e periodi limitati nel tempo. La sociologia non produce leggi universali come le scienze naturali, ma interpretazioni ragionevoli dei fenomeni sociali.
Riassunto
Michel Foucault analizza il modo in cui la società esercita potere e controllo sugli individui. Secondo lui le istituzioni sociali, come prigioni, scuole e ospedali, funzionano come strumenti di sorveglianza e disciplina.
Nel suo libro Sorvegliare e punire utilizza l’immagine del panopticon, una struttura carceraria che permette di controllare tutti i detenuti da un unico punto. Questa metafora rappresenta una società in cui gli individui sono costantemente osservati e regolati da norme e istituzioni.
Con le nuove tecnologie e la raccolta di dati personali, questa forma di controllo è diventata ancora più evidente nella società contemporanea.
Riassunto
La sociologia utilizza diverse prospettive teoriche per comprendere la realtà sociale. Alcune teorie sottolineano il ruolo delle strutture e delle istituzioni, mentre altre evidenziano l’importanza delle azioni e delle interazioni degli individui.
In realtà entrambe le dimensioni sono fondamentali: gli individui creano le strutture sociali attraverso le loro azioni, ma queste strutture influenzano a loro volta il comportamento delle persone. Inoltre, le azioni individuali possono produrre effetti non intenzionali, cioè conseguenze impreviste che modificano la società.
Per questo la sociologia offre strumenti di interpretazione della realtà sociale, utili per comprendere come funzionano le relazioni, le istituzioni e i cambiamenti della società.
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Durkheim individua alcuni elementi che consentono di tenere insieme le individualità singole.
Quella su cui volevo ritornare è il fatto sociale.
Lui usa questa espressione, vi ricordate? Che chiacchierone. Utilizza questa espressione di fatto sociale, inteso come una regola, no? Delle ricorrenze. Qualche cosa che, vi dicevo la volta scorsa, viene concepito come un elemento che dall'esterno dell'individuo si impone su di esso, sulla sua volontà.
Quando voi pensate: l'università mi impone, l'università prevede alcune regole di comportamento per lo studente, ad esempio seguire in silenzio le lezioni, giusto? Questo seguire in silenzio le lezioni, o l'insieme di regole che voi vi siete ritrovati, che vi ritrovate a dover seguire in quanto studenti dell'università, costituiscono una sorta di binari all'interno dei quali siete in qualche modo costretti a stare.
Avete solo alcuni periodi in cui potete fare le lezioni, così come avete solo alcuni periodi in cui potete fare gli esami e o li fate in quei mesi oppure dovete saltare la sessione, giusto?
Questo indipendentemente dalla vostra volontà, anzi no, contro la vostra volontà. Perché in luglio devo venire a fare gli esami, non posso andare al mare? Ok?
E questo lo sentite come una pressione, giusto? Vi costringe. È una regola.
Durkheim ci dice che queste regole sono regole che ci siamo costruiti noi, perché, come dicevo con il vostro collega adesso, è sempre l'agire degli individui che le ha stabilite.
È il Consiglio di Dipartimento che abbiamo avuto ieri che ha stabilito, per il prossimo anno accademico, quelle che sono le date delle lezioni e le date degli esami.
E che cos'è questo, il Consiglio di Dipartimento, questa entità astratta? L'insieme di Zenarolla, Porcelli, Jus, i singoli attori individuali che però danno vita a delle regole che si impongono su di loro, perché tante volte anche a noi non vanno bene alcune regole che vengono prese da questa entità formata da tutti quanti, e si impongono anche agli studenti e li costringono a comportarsi in un certo modo.
Il concetto di fatto sociale.
Tutto questo insieme di regole, secondo Durkheim, è quello che ci fa stare insieme e che è un prodotto degli individui, ma dopo un po', che viene ripetuto, va a finire che ci dimentichiamo che l'abbiamo prodotto noi e parliamo del calendario delle lezioni come se fosse un soggetto lui, il calendario, il calendario accademico.
In realtà è questo calendario accademico quello che si impone sul nostro stile di vita, sulle nostre abitudini. Non posso andare in vacanza in un certo periodo perché sennò perdo gli esami, ok?
Non mi posso ammalare in un certo periodo perché ho talmente tante lezioni da fare in poco tempo che poi non riesco a recuperare.
Quindi il senso di obbligo, il senso di imposizione esterna.
È una cosa che trovate accennata anche sul testo e che mi ero appuntata appunto di dirvi: è che secondo Durkheim anche un evento così individuale come il suicidio viene da lui interpretato come un fatto sociale, cioè come un evento che può essere ricondotto a cause sociali.
Infatti nella sua ricerca sui suicidi che cosa riesce a individuare? Che ovviamente se noi andiamo a prendere le statistiche dei suicidi, come ha fatto lui nei diversi paesi europei e nel corso degli anni, ha riscontrato...
Se avete qualcosa di cui parlare, siete liberi di farlo, ma lo fate fuori. Il terzo richiamo.
Cioè, tutti facciamo fatica a concentrarci, sia chi parla, sia i vostri colleghi che devono, purtroppo, se sono qui, ascoltare.
Quindi da un'analisi di dati statistici riscontra che ci sono delle regolarità nel modo in cui i suicidi si distribuiscono.
Vi sono più suicidi in alcune categorie di persone. Vi sono più suicidi in alcune nazioni, in alcuni stati piuttosto che in altri. Vi sono più suicidi in alcuni momenti storici piuttosto che in altri.
Quindi queste differenze, che si accompagnano alla numerosità, parla di tasso di suicidi, vale a dire il numero di suicidi sul totale della popolazione, quindi conta questi episodi.
In base a queste diverse quantità, con la sua interpretazione riconduce questi eventi individuali a delle dimensioni prettamente sociali.
Per cui ci sono più suicidi tra le persone che appartengono alla religione protestante piuttosto che a quella cattolica ed ebraica. Riscontra questa evidenza.
Riscontra l'evidenza che ci sono più suicidi tra le persone che non sono sposate piuttosto che tra quelle che sono sposate.
E quindi, vedendo queste differenze, la sua — come l'abbiamo chiamata la prima lezione — che cosa ha messo in movimento? L'immaginazione sociologica.
Mette in relazione che cosa? Gli eventi individuali a delle questioni sociali.
Ad esempio vede che la dimensione della religione, la religione protestante, è una religione che attribuisce più importanza al singolo individuo piuttosto che alla comunità.
I cattolici hanno la chiesa cattolica, la comunità, la parrocchia, mentre invece la religione protestante è una religione che attribuisce più importanza al singolo individuo.
E allora lui dice: guarda, forse c'è un legame tra il suicidio e l'integrazione sociale.
Per cui le religioni che sottolineano la dimensione comunitaria, la dimensione dell'integrazione, forniscono un elemento che disincentiva la persona a togliersi la vita.
Così come se le persone sposate con figli hanno, in teoria, responsabilità e legami e quindi magari uno dice: vorrei farla finita, ma ho un bambino piccolo, come faccio?
Quindi dice: guarda, anche la dimensione delle relazioni sociali, quanto più vincolate, può avere un effetto deterrente.
Allo stesso modo riscontra che quando ci sono dei periodi di crisi sociale, come il momento della guerra, diminuisce il tasso di suicidi perché probabilmente le persone avvertono la necessità di stare più unite tra di loro contro il nemico comune.
E allora ecco che vedete: un evento così intimo, così individuale, lo possiamo ricondurre a delle cause sociali.
Infatti parla di suicidi e lega il suicidio alla dimensione dell'integrazione sociale e, a seconda del grado di integrazione sociale, noi possiamo avere diversi tipi di suicidio:
· suicidio egoistico
· suicidio altruistico
· suicidio anomico
Il suicidio egoistico è quello della persona che pensa solo a sé stessa, quindi un livello di integrazione sociale zero.
All'estremo opposto c'è il suicidio altruistico: persone che si tolgono la vita per motivi altruistici, come i kamikaze o atti di eroismo in guerra.
Infine il suicidio anomico.
Anomico viene dal greco:
· a- (alfa privativo) = senza
· nomos = legge, regola
Quindi significa senza regola.
Durkheim riscontra che il numero dei suicidi aumenta anche in situazioni di crisi economica o sociale, quando la società non riesce a individuare regole condivise.
Queste situazioni di assenza di regole sociali lasciano la persona in balia dell'incertezza e possono aumentare il rischio di suicidio.
Ecco in che senso parliamo di fatto sociale.
Quindi fatto sociale. Poi, come ricordava la vostra collega, la solidarietà organica e meccanica a che cosa fa riferimento?
Fa riferimento alla divisione del lavoro.
Per divisione del lavoro Durkheim intende il lavoro necessario per vivere insieme nella società: produrre cibo, ma anche educare, curare, trasmettere conoscenze, far nascere e crescere le persone.
Ad esempio la nascita: oggi si nasce in ospedale con medici, ostetriche e infermieri.
Ma le vostre bisnonne sono nate in ospedale? No. Prima si nasceva in casa con la levatrice che aveva imparato per esperienza.
Questo mostra come la società abbia sviluppato una maggiore divisione del lavoro.
Prima una persona svolgeva molti ruoli: madre, levatrice, contadina, cuoca.
Oggi invece i ruoli sono specializzati: medici, infermieri, ostetriche, insegnanti, ecc.
E quindi la società moderna è caratterizzata da una divisione del lavoro molto più articolata.
L' ospedale , la sanità , è quell' organizzazione che si occupa di soddisfare i bisogni di salute .
E quindi in ospedale non andate a comprare la frutta , come prima invece a casa c' era anche , no ? La produzione , oltre che vedere della salute .
Quindi la divisione del lavoro è diventata una divisione del lavoro più articolata. E la solidarietà, il nostro modo di stare insieme, è diventato più articolato, come quello di un organismo, in cui abbiamo più parti che rispondono a più bisogni. Ok? Ci siamo?
Questa risposta ai bisogni la facciamo fare a chi è più preparato per farlo. Per cui vado a nascere a San Daniele perché il reparto di maternità di San Daniele è migliore di quello di Udine. Ok? Oggi. Una volta le nostre bisnonne non si preoccupavano di questo. Ok?
Meccanico. Meccanico più semplice rispetto ad organico più articolato. Il termine solidarietà richiama lo stare insieme, il collante. Ok? Quindi il collante, secondo il nostro Durkheim, è dato da queste regole: il fatto sociale e dalla distribuzione, dalla distinzione delle attività con le quali rispondiamo ai bisogni che, come collettività, abbiamo. Divisione del lavoro. Ok?
Ovviamente questo ci è andato bene anche per capire che questa divisione del lavoro cambia nel tempo. E quanto più complessa è la nostra società, tanto più c'è una divisione organica, articolata. Quanto più è semplice, quanto più è meccanica. E chissà dove andremo a finire. Ok?
Eccoci. Dopodiché un terzo elemento che contribuisce a tenere insieme le persone è anche la dimensione della religione, intesa però in senso anche laico, nel senso di ciò che riceve valore, che viene considerato sacro, che viene considerato importante e oggetto di un’attribuzione di importanza, ma anche di alcuni comportamenti rituali, di ripetizione.
Un rito: che cos’è un rito? Un rito… e che fai? Ripeti. Ripeti tendenzialmente uguale. Voi non avete rituali vostri personali?
Un po’ di allegria. Prendersi la camomilla la sera. Tu la prendi ogni sera? Latte e biscotti. Che effetto ha questo latte e biscotti? Perché lo prendi? Fa star bene. Lei lo prende la sera. Chi lo prende la mattina?
E chi non parte da casa la mattina senza il suo latte e biscotti? Ecco. Così come chi non parte, chi non concepisce niente la mattina senza prendersi il caffè. E qui siamo tipicamente italiani, come ci ricordava il nostro Francesco.
Allora, questi sono rituali: delle azioni che vengono ripetute, alle quali però attribuiamo un significato particolare. Perché se non mi prendo il caffè dico che non sono in grado di connettere la mattina. Però, guarda caso, se magari mi trovo a fare una vacanza di quelle strong e non abbiamo il caffè… anche no.
Quindi non è che siano provati scientificamente, come ci direbbe la nostra amica del liceo delle scienze, no? Non è una legge. Però noi collettivamente attribuiamo un significato a questi eventi, a questi episodi, a queste azioni. E questo significato è condiviso da più persone. Ok? Quindi socialmente.
Probabilmente socialmente, appunto, siamo in Italia e la mattina ci siamo dati il rituale del caffè. Se andiamo in Inghilterra abbiamo il rituale di che cosa? Eggs and bacon. Ok?
Quindi, come gruppi. E diventano, come ci richiamava prima Francesco, elementi tipici del nostro vivere associato. Così come mangiarsi la pasta, mangiare la pizza. Ok?
E quando noi usciamo a mangiare la pizza, dietro quella pizza che cosa c’è? Quella pizza è solo quella farina, quel pomodoro? Usciamo a mangiare una pizza quando vogliamo vivere un momento di festa.
Quindi ecco in che senso si parla anche, nel nostro Durkheim, di religione civile. Nel senso che attribuiamo a dei nostri comportamenti, che ripetiamo come società, un significato che va oltre quello materiale che hanno. E serve per tenerci uniti.
La bandiera, no? Tanto che abbiamo istituito la festa della bandiera. Materialmente sono tre pezzi di stoffa di un certo colore, ma hanno un certo significato che affonda in un momento storico e da quel momento storico poi è stato tramandato.
Così come, nell’ambito della religione, abbiamo una quantità notevole di rituali. Siamo in Quaresima. In Quaresima ci sono certi riti: la Settimana Santa, giusto? E si ricordano, si ripetono certi episodi, certi eventi con certi gesti. E guai a farli male, anche.
Se qualcuno ha fatto il chierichetto o sa cos’è, ad esempio… o quando c’è la rievocazione della Via Crucis. Il rituale dell’Eucaristia della domenica. Sono tutti elementi che servono per tenerci uniti.
Mi ero dimenticata di dirvi che, rispetto al programma che è pubblicato sul sito, il programma che invece vi ho messo su Teams contiene anche il secondo capitolo del volume, che è quello dal quale stiamo prendendo. Ovviamente solo per gli autori che vediamo, solo per gli autori che commento. Ve ne sono alcuni che non serve fare. Però anche questa parte è importante, quindi l’ho inserita rispetto a quello che è stato poi pubblicato. Però su Teams è aggiornato.
Un altro autore che facciamo, perché vi è utile — e il nostro Morgan confermerà — è Simmel, il quale dice che le persone stanno insieme, quindi fanno parte di una società, ma in questa società non è, come abbiamo detto sin dall’inizio, un qualche cosa di astratto, un qualche cosa di anonimo, ma è molto concreta.
Simmel sottolinea questa dimensione facendoci vedere che all’interno della società ognuno di noi si trova in quanto fa parte di gruppi diversi. Ognuno di noi è in relazione con altre persone. Ha una sua cerchia di amici.
Usate questa espressione: “la cerchia dei miei amici”. Vuol dire l’insieme delle persone con le quali io ho un rapporto amicale. E ognuno di voi ha più cerchie di rapporti.
C’è quella della famiglia, giusto? Quella degli amici. Qualcuno di voi ha la cerchia dei compagni di corso, con i quali magari si limita a scambiare gli appunti, scambiare le sofferenze per dover sopportare i prof a lezione dal lunedì al venerdì tramite qualche scambio al cellulare o su Teams e basta.
Quindi la cerchia dei compagni di corso. Magari invece, per qualcun altro, questi compagni di corso sono anche amici. E per qualcun altro invece sono diversi.
Quindi le cerchie delle persone si possono sovrapporre. Alcune coincidono. Magari alcuni di voi si sono ritrovati qui e condividono gli amici con i quali vanno il sabato sera.
Quindi la società è fatta da cerchie di persone. Noi ci riconosciamo in alcune relazioni più vicine di altre. E queste relazioni sono ciò che ci costituisce come individui.
Perché ci ricordiamo questo? Quindi ognuno di voi può provare a prendere il foglio, a mettersi — come diceva adesso Francesco — al centro, fare un pallino “io”, e mettere tutt’intorno le persone con cui è in relazione.
Potete farlo mettendo più vicine quelle che sono persone più significative, per voi più importanti, o con le quali avete scambi più frequenti. E più lontane quelle che invece sono meno importanti o con le quali avete meno scambi.
Morgan ha già capito perché. Però sicuramente lei fa lavoro di rete.
Questa prospettiva di Simmel, che ci dice che ogni individuo è in relazione con degli altri e quindi ha una propria rete (oggi diciamo “rete”, Simmel diceva “cerchia”), ha chiamato queste cerchie gruppi di riferimento.
È un’idea sulla quale si è costruita una teoria: è stata rielaborata successivamente ed è diventata la network analysis, cioè l’analisi delle reti. Serve come chiave di osservazione: vediamo le persone con chi sono in rapporto, qual è la loro rete, con chi hanno dei legami e si sentono legate, hanno stretto dei nodi.
Nel lavoro sociale invece parliamo di lavoro di rete. Perché? Perché il vostro obiettivo sarà quello di cercare di mettere le persone con cui lavorate in rete con altre persone che siano per loro significative, positive. Quindi da questa idea di Simmel si è sviluppato un filone di lavoro (il lavoro di rete) e un filone di analisi (l’analisi delle reti). Vediamo all’interno di quali reti sociali le persone stanno, proprio perché nessun uomo è un’isola e proprio perché sappiamo che sviluppare delle relazioni diventa importante.
Se questi che abbiamo visto — Marx, Weber, Durkheim, Simmel — sono i padri fondatori, da questi autori poi il loro pensiero è stato ulteriormente elaborato.
Ricordiamo, andando anche abbastanza velocemente, lo sviluppo che si è avuto dal pensiero di Durkheim. Abbiamo detto che lo possiamo considerare anche come il paradigma della struttura, perché è quello che ci dice che il fatto sociale, il tipo di divisione del lavoro, la religione (laica o non che sia) sono tutti elementi che condizionano gli individui.
Ci siamo per il paradigma della struttura?
Si è sviluppato proprio un filone successivo che si chiama struttural-funzionalismo. Eccolo qua. Ha come suo esponente principale — vedete che siamo agli inizi del Novecento, quindi siamo arrivati nel secolo successivo — un autore che costruisce un sistema più articolato a partire dai concetti che abbiamo visto nel nostro Durkheim.
Gli individui, i gruppi, le istituzioni di ogni società sono influenzati dalle strutture del sistema sociale. Quindi sono influenzati dalla struttura, ok? E assolvono delle funzioni.
Abbiamo creato gli ospedali, abbiamo creato il sistema sanitario, il sistema scolastico, il sistema del lavoro, perché svolgono alcune funzioni. Servono.
Il concetto di funzione: qual è l’obiettivo? Che cosa, qual è lo scopo che tu assolvi? Qual è il bisogno a cui rispondi per la società?
E il concetto di sistema, che è un insieme di elementi. Giusto?
Era una domanda: la parola “sistema”, che cosa vuol dire? La parola sistema è un insieme di elementi. Ma questo insieme di elementi che caratteristica ha? Non perché sono diversi: è ordinato.
Quando diciamo il termine, il concetto di sistema ci richiama qualcosa di ordinato.
“Sei una persona sistematica”. Che cosa vuol dire? Sei una persona che fa le cose in ordine, no? Sistematico: prima faccio questo, dopo faccio quello e poi faccio quell’altro.
Allora il nostro Parsons riprende questa idea che abbiamo già visto con Durkheim: che la società è qualcosa di ordinato, di armonico. E introduce, per parlare di società, il concetto di sistema, che è un concetto astratto ma che ci va benissimo per parlare del sistema sociale.
Il sistema sociale è un insieme di parti ordinate.
Per cui c’è il sistema sanitario. Avete sentito che diciamo così. Tu come ti chiami? Giacomo. C’è il sistema sanitario. Poi c’è il sistema economico. Il sistema politico.
E quali sono le parti che stanno dentro il sistema sanitario? Forse è più facile. Che cosa comprende il sistema sanitario? Che cosa mettereste dentro?
I medici. E poi? Le strutture. Gli infermieri.
E come strutture che cosa abbiamo? Abbiamo gli ospedali.
Allora, quando noi usiamo il termine, il concetto sistema, comprendiamo tutti questi elementi che i vostri colleghi stanno elencando. Ma li comprendiamo consapevoli che dentro non sono alla rinfusa, ma che c’è un ordine.
Per cui so che i medici sono gerarchicamente superiori rispetto agli infermieri. Ok?
E so anche che per diventare medico devo farmi cinque più quattro anni di studio. C’è la regola. Ok?
Questo è il concetto di sistema.
E quell’insieme lì — quell’insieme di professioni, di strutture, di regole — serve a che cosa? Il sistema sanitario serve a soddisfare i bisogni di salute. Ok?
Noi qui abbiamo un sistema sanitario universale, che non abbiamo invece in America.
Cosa vuol dire sistema sanitario universale? Che tutti possono usufruirne. È pubblico.
Viceversa negli Stati Uniti è privato. Capite?
È un sistema. Usiamo il termine sistema sanitario per riferirci a tutti e due. Ma uno appartiene a un sistema sociale di un certo tipo, uno a un altro.
Il concetto di sistema è un concetto astratto che ci serve per riferirci indistintamente a diversi elementi che però sono ordinati.
Il sistema scolastico, che serve per assolvere ad altre funzioni.
Ecco quindi il sistema sociale, dice Parsons, è composto da norme, valori e istituzioni, cioè pratiche sociali stabili nel tempo.
Le norme: abbiamo appena detto, le regole.
Il nostro è un sistema sanitario pubblico. La regola è che lo Stato provvede a ciò che serve a garantire la salute delle persone. Quindi le persone, tra virgolette, non pagano: pagano il ticket.
Questa è la nostra regola.
Perché il valore qual è? Il valore è che la salute è un diritto. Quindi tutti devono potersela curare.
E quindi abbiamo le istituzioni, le organizzazioni preposte.
Mi sono soffermata perché “ordinata”, “armonica”… possiamo considerarli dei sinonimi. Ok? Sistema. Possiamo considerarlo come sinonimo di ordinato, armonico. Sta ad indicare quello.
È un termine che indica un insieme di elementi, ma ci richiama un insieme ordinato, armonico, organico.
La metafora dell’organismo. Ma mentre l’organismo ha qualcosa di più concreto, Parsons voleva sviluppare una riflessione ancora più astratta per poterla rendere trasferibile a tutti.
Un po’ di sfumatura, ma era per cercare di semplificarvi.
Organismo come sistema: un insieme di parti, come dice Francesco, ordinate, armoniche.
Il concetto di sistema è più astratto.
Alcuni scopi sono identificati da Parsons. Non andavo così nel dettaglio, ma c’è la parte che serve per garantire il sostentamento, ed è il sistema economico. C’è la parte che serve per garantire la trasmissione dei valori, ed è il sistema famiglia, il sistema scuola. C’è la parte che serve per garantire la regolamentazione, l’ordine, ed è il sistema politico. Poi c’è la parte che serve per garantire la salute: il sistema sanitario.
Questi sono elementi funzionali ricorrenti, perché sono bisogni che si ripetono. Quindi in tutti i contesti sociali noi abbiamo un sistema politico, un sistema economico, un sistema sanitario, un sistema educativo.
Da alcune parti, come dicevo prima, abbiamo un sistema sanitario pubblico; da altre abbiamo un sistema sanitario privato. In alcune società abbiamo un sistema economico capitalistico; in altre ne abbiamo invece di tipo comunista. Ma c’è sempre il sistema economico, il sistema politico, e così via.
Perché tutte le società hanno bisogno di rispondere a questi bisogni: hanno la necessità di rispondere a questi bisogni.
Quali regole, quali istituzioni tramandiamo come gruppo sociale? Quelle che rispondono meglio ai nostri bisogni.
Quindi come questi sistemi sociali si sviluppano? In analogia all’organismo, con la selezione naturale. Come società, noi selezioniamo e tramandiamo le regole che ci fanno vivere bene.
Per cui, se ci ritroviamo in un’economia di tipo liberista, facciamo andare avanti questo tipo di regole e questo tipo di organizzazioni. Se non ci ritroviamo, dopo un po’ le abbandoniamo.
È un po’ come l’organismo che sviluppa e mantiene nel tempo le capacità e le prestazioni che lo fanno sopravvivere meglio nei confronti dell’ambiente.
Dobbiamo però mettere a fuoco ancora un concetto importante: il concetto di ruolo.
Perché se siamo all’interno di un sistema in cui — abbiamo detto — c’è la divisione del lavoro, la divisione delle attività che ci servono per vivere insieme bene, allora, come dicevamo prima, se ho bisogno di curarmi ho bisogno che ci sia qualcuno che ha studiato come si cura l’organismo umano e che lo sappia fare.
Quindi, come società, diciamo: faccio curare le persone che si ammalano a chi ha studiato medicina e sa fare il medico, piuttosto che l’infermiere.
Così come, se devo produrre acciaio perché devo andare in guerra, ho bisogno che lo produca chi ha fatto gli studi adeguati, quindi chi ha studiato ingegneria, o qualcosa di simile.
Quindi, come società, affinché il nostro modo di vivere insieme sia ordinato e funzioni bene, stabiliamo che ai nostri bisogni sociali dia risposta chi ha acquisito le capacità migliori per farlo.
E stabiliamo anche come vogliamo che venga fatto.
Questa impostazione produce i ruoli, che sono le attività che stabiliamo sia necessario fare per rispondere a certi bisogni sociali.
Il concetto di ruolo — attenzione — è un concetto socialmente fondamentale.
Perché? Perché è attraverso il ruolo che la società garantisce la sua armonia, la sua integrazione.
Stabilisce che cosa si deve fare e quindi le persone che esercitano quel ruolo sanno che cosa devono fare e, tendenzialmente, lo fanno.
Voi siete qui perché volete fare gli educatori, giusto? Sapete qual è il ruolo dell’educatore? Mi auguro di sì.
Qual è il ruolo? Che cosa fa? Quali attività fa l’educatore?
Prego? Attività educative. Ad esempio?
Esatto. Allora, questo elenco di attività descrive il ruolo dell’educatore in un servizio per la prima infanzia.
Voi sapete che, se andate a lavorare come educatori in un servizio per la prima infanzia, siete chiamati a fare quelle attività. Quindi c’è questo tipo di aspettativa rispetto a chi andrà a svolgere quel ruolo.
Morgan, lei invece dove lavora?
Quindi lei che cosa fa concretamente?
Allora: educatori tutti e due, ma in contesti diversi. Lui in una parte del sistema sanitario, nei servizi per la salute mentale.
Da lui, come educatore, ci si aspetta che sappia:
Questo significa che deve saper guidare l’auto, per esempio.
Magari invece la nostra Emily — che lavora con i bambini della prima infanzia — non ha bisogno della patente, perché i bambini piccoli non devono essere accompagnati in giro.
Quindi, se Emily andasse a lavorare nel contesto della salute mentale e non avesse la patente, non potrei metterla a fare gli accompagnamenti, perché quel ruolo richiede quella competenza.
E magari è la stessa Emily che dice: “No, io non posso andare a fare quell’attività, quel lavoro”.
Allora il ruolo è l’insieme di attività che vengono associate a una certa funzione, a una certa posizione nella società.
Perché servono quelle attività? Per far andare avanti quel tipo di organizzazione.
Quindi: l’insieme di attività associate a una posizione.
E, attenzione, questo insieme di attività crea una aspettativa.
Quindi il ruolo è anche l’insieme delle aspettative associate a una certa posizione.
L’aspettativa nei confronti degli studenti è che vengano a lezione, possibilmente stiano attenti e non stiano a giocare tra loro dietro al computer. Che abbiano un certo tipo di comportamento: prendano appunti, facciano domande.
Così come l’aspettativa degli studenti nei confronti dell’insegnante è che arrivi, faccia lezione, spieghi, chiarisca, faccia degli esempi.
Questo che cosa comporta?
Ad esempio oggi è stata una giornata un po’ vivace, da parte di alcuni, che non riescono — o fanno più difficoltà — ad adeguarsi al ruolo e quindi continuano a chiacchierare.
Ma per arrivare al punto importante: il ruolo è l’insieme di attività associate a una certa posizione — studente, insegnante — e che quindi vengono attese da chi è dall’altra parte.
Se sono attese, le persone si conformano, si adattano.
Infatti, a parte tre o quattro che hanno continuato a chiacchierare, tutti gli altri vi siete zittiti. Avete fatto uno sforzo e vi siete adeguati al ruolo.
Quindi capite come ci integriamo socialmente: definendo socialmente quali sono le attività che ci servono.
Ho bisogno di rispondere a un bisogno educativo, quindi ho bisogno di qualcuno che sappia entrare in relazione educativa, condurre un colloquio, spiegare.
E quindi mi aspetto che ci siano persone che sappiano svolgere queste attività, cioè esercitare questo ruolo.
In questo modo io, società, garantisco l’assolvimento di quelle funzioni in modo armonico.
Perché ognuno di voi, quando arriverà al centro di salute mentale o nel servizio per la prima infanzia, verrà accolto dicendo: “Finalmente arriva l’educatore!”.
Perché quell’organizzazione sa che non dovrà spiegargli tutto da zero: sa già che cosa deve fare, perché è stato formato per quel ruolo.
Certo, il centro di salute mentale di Udine, di Palmanova o di Portogruaro avrà una sua specificità. Però le attività richieste sono sostanzialmente quelle.
Quindi voi andate con questa aspettativa e vi conformate già prima. Sapete che non andrete lì a giocare a calcio, ma a svolgere quell’attività.
Andate preparati e cercate di svolgerla al meglio, garantendo l’integrazione senza bisogno di controlli continui.
Quindi socialmente funzioniamo in modo armonico e ordinato attraverso questo sistema di ruoli.
Pensate che cosa formidabile!
Quanti prof avete già incontrato?
Quindi quanti?
Saranno 5-6.
I modi di fare lezione di questi 5-6 come sono?
Sono diversi?
Quanti camminano in giro per l'aula?
Prego?
Tre?
Ok.
Prego.
Quindi che cosa vorrà dire?
Ma quindi 5-6 prof con 5-6 stili, modi, modalità diverse.
Eppure siamo tutti, abbiamo tutti che cosa?
Abbiamo appena visto.
Tutti lo stesso ruolo.
Vero?
Così come qui, tutti avete lo stesso ruolo, però lo state interpretando in maniera diversa.
Alcune ligi, altre un po' meno, altre per niente.
Questo è ciò che ci sottolinea l'interazionismo simbolico.
Interazione.
Ci dice che siamo sì tutti dentro una struttura, però secondo questa prospettiva le persone interpretano il proprio ruolo.
Interpretano il ruolo che esercitano, che sono chiamati a svolgere.
Cinque, sei di noi svolgono, sono chiamati a svolgere il ruolo di docente, eppure ognuno di noi all'interno della stessa struttura, stessa università, stesso corso di laurea, lo interpreta in modo diverso, in modo soggettivo.
L'interazionismo simbolico ci dice: guarda che la società è fatta non tanto dai ruoli astratti, ma dalle interazioni che si sviluppano tra le persone.
Attilio, ci siamo?
Prego?
Non si capisce niente qua con la risposta.
…ai ruoli, ma l'interazionismo ci dice che il ruolo non è come un insieme di regole, è astratto.
Il ruolo è quello che viene interpretato, per cui se tu vuoi conoscere effettivamente una società, tu non puoi fermarti al ruolo astratto.
Dire: l'università, c'è il ruolo, ci sono i docenti, ci sono gli studenti.
Questa ci dice lo struttural-funzionalismo.
E ci dice anche: i docenti svolgono il ruolo di insegnare, preparare le lezioni, svolgere le lezioni, preparare gli esami, svolgere gli esami, dare i voti.
Gli studenti: andare alle lezioni, prendere gli appunti, studiare e fare gli esami, superare gli esami.
Questo ci dice lo struttural-funzionalismo.
L'interazionismo ci dice che fermarci a questo livello non ci fa capire il vero e proprio funzionamento.
Se tu vuoi capire il funzionamento del corso di laurea di scienze dell'educazione, devi vedere come quei ruoli vengono effettivamente svolti dai docenti.
Se tu vuoi spiegarti perché in una certa materia gli studenti non passano mai l'esame e nell'altra lo passano, dovrai andare a vedere come effettivamente quel corso viene erogato, si realizza.
Non ti basta sapere che c'era un docente da una parte e un docente dall'altra.
Se i risultati, l'evidenza, sono diversi, vuol dire che c'è qualcosa di diverso.
L'interazionismo ci dice: guarda che quello che come società, come struttura sociale ci diciamo, poi viene interpretato dalle persone.
Quello che ci diceva anche, chi tra quelli che abbiamo visto?
Chi tra gli autori che abbiamo visto riconosceva l'importanza dell'agire dell'individuo?
Ne abbiamo visti tre.
Quattro oggi.
Weber.
Non parlava dell'agire individuale?
Weber.
È lui che mette al primo posto l'individuo, l'azione sociale, l'agire dell'individuo, ok?
Vi ritorna?
Se no, rispieghiamo, eh?
Come Weber, anche gli interazionisti danno risalto, danno importanza agli individui e dicono: ognuno dei vostri sei prof ha interpretato il ruolo in maniera diversa, lo stesso ruolo in maniera diversa.
Sono tutti attori individuali che all'interno di quel ruolo lo interpretano.
Interpretare vuol dire: gli danno un significato diverso.
La vostra collega, che non mi ricordo come si chiama, diceva: più alla pari.
Ti chiami — me l'hai detto 7.000 volte — Jessica.
Più alla pari.
Allora uno interpreta il ruolo di docente come colui che deve distinguersi, essere separato dagli allievi.
Un altro invece ritiene che il ruolo del docente è quello di andare incontro agli studenti per cercare di avvicinarsi alla loro attenzione, al loro sentire.
Ad esempio.
Quindi interpretano, danno un significato.
E guarda caso, nella società alcuni significati sono anche dei significati condivisi.
Diventano quindi dei simboli.
Se io vi faccio così, che cosa capite?
Abbiamo finito la lezione e ci stiamo salutando.
Perché questo non è semplicemente muovere il braccio per far ginnastica, ma è un segno che ha ricevuto un significato.
E questo significato è diventato un simbolo di altro: il saluto.
E questo significato è stato condiviso.
Per cui se mi metto a fare così, voi capite: abbiamo finito la lezione.
Ritornate.
No?
Ecco, quella è diventata matta, ok?
Se non condividiamo il significato, attribuiamo alle azioni degli altri dei significati che possono essere anche diversi da quelli che loro intendevano.
Vi è capitato quante volte?
Non ditemi mai di interpretare in modo diverso dall'intenzione uno sguardo.
“Mi ha guardato male”, no?
Un tono di voce.
Perché?
Perché noi comunichiamo — e vedremo anche — non solo a voce.
Quindi l'interazionismo simbolico è quella prospettiva che dice che le persone, la società, è fatta dalle interazioni che avvengono tra le persone, gli scambi, e dal significato che le persone attribuiscono a questi significati.
E da significati che siano condivisi.
Per cui noi condividiamo alcuni significati che sono importanti per il nostro vivere insieme.
Primo sistema di simboli che abbiamo condiviso è il linguaggio.
Il linguaggio sia quello verbale sia quello non verbale.
Giusto?
Socialmente lo sguardo che poniamo sugli altri ha una certa durata.
Per cui non sto a puntare lo sguardo su una persona più a lungo di quello che è socialmente accettato dal tipo di rapporto che abbiamo.
Giusto?
Col fidanzato ci guardiamo auspicabilmente negli occhi e a lungo.
Mentre invece tra persone che non hanno legame tra loro, se puntiamo lo sguardo dicono: “Mi stai puntando?”
Ecco.
Quindi sono linguaggi, simboli, significati condivisi che ci aiutano a interpretare e a scambiare le nostre aspettative.
Per cui io, nel mio ruolo di docente, interpreto il mio ruolo in base alla restituzione che mi date voi.
Se siete silenziosi vado avanti.
Se chiacchierate riprendo.
Se vedo degli occhi sbarrati dico: qua non è passata l'informazione.
Se vedo degli occhi stanchi, adeguo l'esercizio del mio ruolo a quella che è la risposta che danno gli altri.
E questo lo facciamo cercando di ottenere la loro approvazione.
Il nostro comportamento, al di là del nostro ruolo che ci viene attribuito, viene esercitato in modo tale da ottenere l'approvazione degli altri.
Tutti voi, come peraltro anche io, siamo figli.
E il nostro ruolo di figli è diverso tra noi, perché ognuno di noi ha dei genitori che si aspettano da lui certe cose.
E quindi ci adeguiamo.
E quindi abbiamo lo studente perfetto perché il genitore si aspetta che lui sia il figlio studente perfetto.
E invece chi non ha questa aspettativa da parte dei genitori…
Quindi ci conformiamo alle aspettative degli altri.
E questo scambio, interazione di aspettative e di significati che attribuiamo ai comportamenti, è ciò che tiene insieme la società.
Tanto che un autore sempre appartenente a questa corrente di pensiero — forse non so se avete già sentito — Goffman…
Goffman.
Avete fatto con qualcuno Goffman?
Ci dice che quando noi siamo in rapporto ad altri, interagiamo con gli altri, è come se fossimo su un palcoscenico.
È come se fossimo a recitare il ruolo che ci viene attribuito.
È come l'attore sul palcoscenico che cerca di ottenere gli applausi.
Così noi, socialmente, nel nostro ruolo, cerchiamo di ottenere l'applauso delle persone alle quali ci rivolgiamo.
Io qui cerco di ottenere l'applauso.
Che cosa significa?
Cerco di ottenere l'attenzione, l'interesse, possibilmente soprattutto la comprensione dei contenuti.
E quindi recito, tra virgolette, la parte dell'insegnante nella maniera migliore rispetto a questo mio obiettivo.
Ma questo magari, essere così qui, può richiedere a me — Anna Zenarolla — che non sono solo docente, ma ho anche altri ruoli, di fare uno sforzo per recitare questa parte.
Per cui noi socialmente recitiamo il nostro ruolo.
E poi Goffman ci dice: magari, come gli attori, andiamo a prendere una boccata d'aria e a rilassarci nel retroscena.
Dove ritorniamo quelli che siamo come individui.
Che magari non avremmo piacere di parlare davanti a tante persone.
Che magari saremmo poco loquaci.
Così come quando voi andrete a fare gli educatori, dovrete giocare con il pongo.
Oppure il vostro Morgan dovrà fare uno sforzo per essere più paziente, per ripetere magari le parole, le cose con delle persone che hanno bisogno di sentirsele più volte.
Mentre invece lui, come Morgan, non come educatore, sarebbe un tipo smart, rapido, veloce.
Quindi la società è fatta come un palcoscenico in cui le persone recitano il ruolo che viene loro attribuito in modo tale da poter ottenere l'applauso da parte di coloro ai quali rivolgono il loro ruolo.
Nel fare questo c'è un interscambio tra le persone.
Ma a livello di individuo c'è un continuo entrare e uscire dall'io sociale, che è il “me”, quello che vedono gli altri.
Voi vedete il “me”: Anna Zenarolla docente, in questo ruolo.
Ma oltre a questo sono Anna Zenarolla moglie e figlia.
E può essere che come moglie e come figlia eserciti il mio ruolo di moglie e figlia e sorella in maniera molto diversa.
Meno accondiscendente o più accondiscendente.
Meno loquace o più loquace, per dire.
Magari sei rigido con i figli e sei indulgente con gli studenti.
Perché cerchiamo appunto un equilibrio.
Perché cerchiamo di svolgere al meglio, come in una performance, il nostro ruolo sociale.
Che può essere il nostro io sociale, quello che vedono gli altri.
Che però può essere diverso da quello che è il nostro io individuale, personale, che teniamo nel nostro retroscena.
Che è il nostro intimo.
Ma noi, la nostra identità, è data da entrambi.
E auspicabilmente stiamo tanto più equilibrati, stiamo tanto meglio, quanto più possiamo essere coerenti tra palcoscenico e retroscena.
Perché se uno deve recitare una parte che è proprio tanto diversa da quella che sente come suo modo di essere, fa fatica.
Giusto?
Avete fatto teatro?
Qualcuno di voi?
Sì?
Infatti.
Anche tu?
Volete vedere la mia verità?
Ergetemi una maschera.
Sì, però una maschera uno può anche tenerla nascosta.
Perché?
Perché non c'era appunto il consenso dall'altra parte.
Questa è la dimensione che dicevo.
Se i significati sono condivisi, allora parliamo lo stesso linguaggio e riusciamo ad accordarci, a trovare un'armonia.
Sennò uno deve recitare una parte che non è la sua.
Anche questa è una prospettiva molto bella.
Che ci aiuta anche a capire e che ci fa capire come dobbiamo condividere dei significati.
Quando vi arriveranno delle persone che hanno significati completamente diversi, una cultura diversa, a partire dalla lingua — magari non so se può essere capitato — quanto è faticoso.
Tu dici una cosa e uno non capisce, perché non capisce la lingua.
Ma anche quando non capisci il suo sistema.
È importante che tu ti trovi un lavoro.
E questo qui viene da una famiglia in cui nessuno mai lavorava.
Perché?
Perché si sbarcava al lunario con piccoli furti oppure andando a chiedere il contributo.
E tu gli dici che è importante andare a cercarsi un lavoro?
C'è una disfunzionalità che fa in modo che non capiscano veramente.
Ebbene sì, il grosso del mio lavoro è quello.
Abbiamo una dimensione sanitaria, una dimensione di salute dietro che impedisce.
La mia invece, l'esempio che vi facevo adesso, qual è il significato che attribuiamo al lavoro?
Qual è il significato che attribuiamo all'autonomia?
Chi di voi qui lavora e studia?
Oltre a Morgan?
Quindi voi sapete che cosa vuol dire lavorare.
Lavorare e studiare.
Ricavarsi il tempo.
E poter essere autonomi.
Quindi poter avere dei soldini per fare una cosa a cui si tiene.
È diverso da trovare i soldini pronti.
Lo possiamo interpretare chi non lo ha.
Ma altrimenti bisogna condividere quella situazione per poter attribuire il significato.
Interazionismo simbolico.
Un ultimo approccio, che tanto poi sull'interazionismo ritorniamo.
Un altro contributo che ci interessa un attimino è quello di Merton e di Coleman.
Come vedete siamo molto avanti nel tempo.
Ma perché ci interessano?
Intanto perché ci aiutano a capire il significato che vi dicevo già dalla prima lezione.
Che la sociologia non produce delle leggi universali.
Ma produce delle certezze ragionevoli.
Che si traducono in quelle che Merton e Coleman chiamano le teorie a medio raggio.
Vale a dire: la sociologia parte da alcune ipotesi.
E non è che prevede il futuro.
Né ci dà delle leggi universali.
Ma ci fornisce delle certezze ragionevoli che riguardano momenti limitati.
Periodi di tempo limitati.
Quindi singoli aspetti della società relativi al rapporto tra la struttura e l'agire degli individui.
Né troppo generali né troppo specifiche.
Non ci fornisce la legge di gravità universale.
Ma ci fornisce delle spiegazioni legate a contesti di spazio e di tempo di una certa durata.
Quindi quello che noi possiamo dire in questo momento rispetto ad una categoria sociale, ad esempio ai giovani, vale.
Se faccio una ricerca sul contesto di Portogruaro, se la faccio bene, posso dire che quei risultati sui giovani di Portogruaro mi esprimono tendenze che posso estendere anche ai giovani di Udine, piuttosto che a quelli di Napoli.
La struttura.
In questo momento.
E quindi posso dire che valgono per un periodo.
Potevano andare bene così anche se avessi fatto la ricerca l'anno scorso.
E probabilmente andranno bene anche se la farò il prossimo anno.
Medio raggio.
Ma tra cinque anni probabilmente il contesto è cambiato e le cose possono essere modificate.
Quindi non possiamo fare delle previsioni di lungo respiro.
Ma medio raggio.
Questi autori mettono ancora più a fuoco quello che stiamo evidenziando anche adesso, cioè il rapporto tra la struttura e l’interazione.
Anche l’interazionismo simbolico, adesso riflettiamo, dice che non ci sono solo i ruoli.
Ma ci dice che questi ruoli vengono interpretati dai soggetti.
Quindi non negano la struttura, ma sottolineano l’importanza dell’interazione.
Ci siamo?
Così anche questi autori, Merton e Coleman, sottolineano la relazione tra struttura e interazione.
Qui però troviamo macro e micro.
È praticamente la stessa cosa, solo che questi autori non sono europei, sono americani, e introducono questi termini.
Siamo nel dopoguerra.
Molti di loro, mentre invece Durkheim, Weber, siamo in Europa — Francia, Germania — dopo la Prima e la Seconda guerra mondiale molti pensatori hanno dovuto lasciare l’Europa perché c’era la persecuzione nazista.
Quindi il pensiero si trasferisce negli Stati Uniti.
Lì non usano tanto “struttura” e “agire individuale” o “interazione”, ma usano maggiormente questi prefissi: macro e micro.
Per dire con macro il grande, quindi la struttura.
E micro per dire l’individuo.
Questo tenetelo, perché se in futuro avrete modo di approfondire, o su alcuni manuali, usate questa espressione: macrosociologia, microsociologia.
La macrosociologia è quella che si occupa, come Parsons, come Durkheim, della struttura.
La microsociologia invece è quella che si focalizza di più sull’agire e sull’interazione.
Questi autori sottolineano soprattutto lo scambio, la relazione tra macro e micro.
Cercando di capire come questi due — macro e micro — si legano insieme, si scambiano.
Perché abbiamo capito che c’è uno scambio tra la dimensione macro e la dimensione micro.
Non sono separate.
Ecco quindi.
Le strutture impongono dei limiti alle scelte individuali.
Ma queste scelte individuali, motivazioni e comportamenti che risentono della struttura, a loro volta vanno a impattare sulla struttura.
La domanda con cui ha cominciato oggi il vostro collega Francesco: interscambio.
Gli individui costruiscono struttura.
Se si mettono insieme con la reiterazione.
A loro volta queste strutture che loro costruiscono si riflettono su di loro e li condizionano.
Un altro, ed è l’ultimo autore che vi consegno, è Foucault.
Ma avete sentito Basaglia?
Basaglia a che cosa lo associamo?
Ai manicomi mentali.
Quelli che con brutto termine si chiamano i manicomi.
Allora, Foucault è un filosofo, sociologo, storico che introduce — o comunque è molto importante — proprio rispetto alle cosiddette istituzioni totali.
Concetto che definisce Goffman, che avevamo citato prima.
Ma perché lo ricordiamo soprattutto Foucault?
Perché in questo libro, “Sorvegliare e punire” — brutti termini, no? — mette in luce, fine anni Settanta, una cosa nella quale siamo in pieno oggi.
Ossia: sorvegliati.
Con tutte le nuove tecnologie tutti sanno tutto di noi.
Giusto?
Sanno dove siamo in questo momento, con chi abbiamo parlato, cosa facciamo, quali sono i nostri gusti.
Allora il nostro Foucault diceva che la società mette in atto meccanismi di sorveglianza.
La società esercita un potere e condiziona le persone.
Le strutture sociali alla fine sono degli strumenti che servono a creare ordine.
Come già ci diceva Durkheim.
Ordine.
Disciplina.
Controllo.
Sorvegliare.
La società più che creare integrazione — o con l’integrazione — crea di fatto un meccanismo di controllo sulle persone, sugli individui.
Scusi prof, posso chiederle una cosa?
Da casa non vediamo le slide.
Perché sennò io mi perdo.
Potrebbe per favore proiettarle?
Ma è così da prima?
Sì, è praticamente sì.
Soltanto che abbiamo chiesto a qualcuno e a me non andava il microfono.
Adesso mi va.
Scusi.
No, ma mi dispiace per voi.
A parte che non l’abbiamo usata proprio tanto, ma…
Non mi son dimenticata.
O una cosa o l’altra.
Povera me.
Ricordatemi voi!
Allora…
I luoghi, le strutture, secondo Foucault, creano un meccanismo in cui gli individui vengono progressivamente controllati, sorvegliati, disciplinati.
Quindi dà un’accezione negativa a quello che finora abbiamo sottolineato essere integrazione, armonia.
Invece quest’autore sottolinea molto di più la dimensione oppressiva, di sorveglianza, di controllo degli individui.
Quindi siamo tutti soggetti al potere della società.
La società, secondo quest’autore, esercita un controllo, una disciplina di cui non ci prendiamo conto.
Lo fa con dei meccanismi sottili che servono per il buon funzionamento, ma che alla fine controllano gli individui.
E utilizza come immagine proprio quella del carcere.
Il carcere — soprattutto quelli di una volta — sono delle strutture panopticon.
Cosa vuol dire?
Che vedono tutto.
Nei carceri trovate — adesso sono decisamente migliorate — però avevano una torretta.
Una parte centrale, in alto.
Perché tutti intorno raggerano.
Così stando in un unico punto si riesce a vedere tutto.
Quindi l’immagine che Foucault ci trasmette della società è questa.
Di un controllore che, con tutti i suoi ruoli, tutte le sue regole, tutte le sue istituzioni, controlla i suoi componenti.
Per certi versi possiamo anche condividere questa prospettiva.
Soprattutto oggi, con le nuove tecnologie, in cui non possiamo andare in un sito senza che lì non vengano presi i nostri dati, le nostre impronte.
E dopo ci continuino a contattare, a chiamare, a darci informazioni.
Immaginando che noi possiamo avere interessi di un certo tipo.
E a fini commerciali.
Questo è veramente un panopticon.
Questa prospettiva.
Allora, che cosa possiamo dire alla fine di questa nostra carrellata?
Che di fatto noi possiamo utilizzare questi paradigmi.
Utilizzare queste chiavi di lettura per avvicinarci alla realtà.
E le possiamo utilizzare tutte.
Perché tutte ci aiutano a meglio — come direbbe Weber — comprendere.
Abbiamo bisogno della struttura.
Abbiamo bisogno degli individui.
E dobbiamo tenere presente che l’agire degli individui crea struttura.
Attraverso quelle che Merton ci dice essere gli effetti non intenzionali.
Tante volte noi agiamo con uno preciso scopo.
E il nostro agire con quello scopo ha degli effetti che non prevedevamo.
Soprattutto nella società come oggi dell’informazione, in cui le informazioni circolano.
Come vi dicevo.
L’informazione che è passata a una nave piuttosto che non è passata ha avuto degli effetti strutturali non voluti a livello di borse.
Quindi l’agire degli individui si riflette sulla struttura.
A volte anche in maniera non voluta, non intenzionale.
Creiamo delle regole con l’intento che siano funzionali.
E poi queste invece magari hanno degli effetti collaterali che non ci vanno bene.
Abbiamo creato i cellulari perché così ci mettiamo in connessione con altri.
E possiamo lavorare a distanza.
E essere allo stesso modo.
Però effetto non voluto.
Qual è l’uso del cellulare?
Indipendenza oppure isolamento.
All’estremo opposto.
Abbiamo tantissime possibilità di essere connessi e finiamo per essere isolati.
Ma non era l’intenzione quella.
Effetto non voluto.
Effetti non intenzionali.
E da una molteplicità di azioni individuali si generano delle strutture.
Quello che dicevamo anche stamattina.
Adesso un uso così massiccio delle nuove tecnologie ci sta creando problemi di isolamento, di dipendenza.
Un effetto strutturale.
Queste regole di comportamento che ci si aspetta dalle persone vengono trasmesse attraverso il processo di socializzazione.
La socializzazione è il processo attraverso il quale la società trasmette:
· valori
· norme
· comportamenti
· aspettative legate ai ruoli
È lo strumento con cui una società assicura la propria continuità nel tempo.
Attraverso la socializzazione si tramandano:
· modelli di comportamento
· valori
· norme sociali
Per esempio nella nostra società è stato tramandato il modello della madre affettuosa.
In altre culture questo modello può essere diverso.
La socializzazione serve anche a garantire il controllo sociale.
Significa che le persone controllano reciprocamente il rispetto delle regole.
Per esempio:
Se io arrivassi a lezione e non facessi nulla, voi potreste andare in segreteria a dirlo.
In questo modo fareste rispettare la regola.
Questo è un esempio di controllo sociale reciproco.
Una volta questo controllo era molto più forte.
Per esempio sui mezzi pubblici:
se un giovane restava seduto mentre arrivava un anziano, qualcuno lo rimproverava.
Oggi invece spesso nessuno dice nulla.
La società oggi è più individualista.
Le persone tendono a farsi gli affari propri e intervengono meno nel comportamento degli altri.
Chi ci trasmette queste regole di comportamento?
Esistono diversi agenti di socializzazione.
Il primo è la famiglia.
Quando nasciamo siamo figli, e le prime regole di comportamento arrivano dai genitori.
Quando siete piccoli vi dicono continuamente:
· “non puoi fare questo”
· “non fare quello”
Queste sono le prime regole della socializzazione primaria.
La socializzazione primaria è quella che avviene nei primi anni di vita.
È la più importante perché trasmette le regole di base per vivere con gli altri.
Per esempio:
· non spingere gli altri
· non fare male
· rispettare gli altri
· parlare con il linguaggio
La socializzazione primaria avviene principalmente attraverso:
· la famiglia
· la scuola dell’infanzia
· i primi gruppi di amici
Queste regole permettono ai bambini di imparare a stare con gli altri.
Dopo questa fase arriva la socializzazione secondaria.
La socializzazione secondaria avviene più tardi nella vita.
Serve ad apprendere competenze più specifiche.
Per esempio:
· all’università impariamo il ruolo di studente universitario
· nel lavoro impariamo il ruolo di professionista
· nei gruppi sociali impariamo comportamenti specifici
Ogni contesto ha regole diverse.
Per esempio un educatore che lavora:
· in un asilo nido
· in un centro di salute mentale
· in un servizio per adolescenti
dovrà adattare il proprio comportamento a contesti diversi.
Questa è la socializzazione secondaria.
È un processo continuo, perché nella vita entriamo continuamente in nuovi gruppi e contesti sociali.
Se una persona non rispetta le regole di un gruppo, può essere esclusa.
Questo può avvenire in due modi:
Sanzioni formali
· licenziamento
· punizioni ufficiali
Sanzioni informali
· esclusione dal gruppo
· disapprovazione sociale
A volte le sanzioni informali possono essere più pesanti di quelle formali.
Per esempio sentirsi esclusi dal gruppo può essere molto doloroso.
Per voi, che diventerete educatori, la socializzazione è molto importante.
Perché dovrete chiedervi:
· quale socializzazione ha ricevuto la persona con cui lavoro?
· quali regole ha imparato nella famiglia?
· quali comportamenti ha appreso nel gruppo di amici?
Ad esempio un ragazzo di 13 anni che ruba non è nato sapendo rubare.
Quel comportamento è stato appreso nel suo contesto sociale.
Quindi l’educatore deve capire:
· quali modelli ha imparato
· quali influenze ha ricevuto
· come può intervenire nella sua socializzazione secondaria
Nessuna persona è completamente determinata dal suo passato.
Come dice Weber, gli individui sono attori razionali.
Questo significa che possono cambiare, anche se i condizionamenti sociali possono essere più o meno forti.
Quindi voi, come educatori, dovrete sempre tenere conto di questo.
Le persone con cui lavorerete sono, come diceva Weber, attori razionali, cioè individui capaci di riflettere e prendere decisioni.
Tuttavia queste persone si trovano all’interno di quelle che Durkheim e Parsons definiscono strutture sociali, cioè sistemi di regole e aspettative che condizionano il loro comportamento.
Per questo motivo, quando lavorerete con qualcuno, dovrete chiedervi:
· quanto questa persona è stata condizionata dal suo contesto sociale
· che tipo di socializzazione ha ricevuto
· se questo condizionamento è stato positivo oppure negativo
Infatti il condizionamento non è sempre negativo.
Esiste anche una socializzazione positiva, che aiuta le persone a sviluppare comportamenti utili e a vivere meglio nella società.
Il compito dell’educatore sarà quindi quello di capire:
· quanto forti sono queste influenze sociali
· quanto la persona è in grado di reagire a queste influenze
· come aiutarla a sviluppare nuovi comportamenti
Questo perché nessuno è completamente determinato dal proprio passato.
Le persone hanno sempre una certa capacità di cambiamento.
Tuttavia questa capacità dipende da molti fattori:
· dalla forza delle regole sociali che hanno interiorizzato
· dal contesto in cui vivono
· dalle risorse personali che possiedono
Per questo motivo l’intervento educativo non consiste semplicemente nel dire a qualcuno cosa deve fare.
Significa piuttosto lavorare con la persona, aiutandola a prendere consapevolezza dei condizionamenti che ha ricevuto.
L’obiettivo è aiutarla a sviluppare una maggiore autonomia e una maggiore consapevolezza del proprio comportamento.
In questo modo la persona può imparare a scegliere in modo più libero e responsabile.
Questo è il senso profondo dell’intervento educativo.
In questa lezione abbiamo visto alcuni concetti fondamentali della sociologia:
1. Interazione sociale
L’interazione è il processo attraverso cui le persone agiscono tra loro e si scambiano significati.
Le nostre azioni acquistano senso solo quando ricevono una risposta dagli altri.
2. Interazionismo simbolico
Secondo questa prospettiva sociologica:
· i significati nascono dall’interazione tra le persone
· gli individui interpretano continuamente il comportamento degli altri
3. Sé, Io e Me
La nostra identità si costruisce attraverso il rapporto con gli altri.
Si distinguono:
· Io → la dimensione soggettiva dell’individuo
· Me → la dimensione sociale, cioè come gli altri ci vedono
· Sé → la consapevolezza che nasce dal confronto tra queste due dimensioni
4. Status e ruolo
· Status → la posizione che una persona occupa nella società
· Ruolo → l’insieme dei comportamenti attesi da quella posizione
5. Aspettative sociali e sanzioni
La società stabilisce aspettative sui comportamenti.
Se queste aspettative non vengono rispettate, possono esserci:
· sanzioni formali
· sanzioni informali
6. Conflitto di ruolo
Una persona può avere più ruoli contemporaneamente.
Quando questi ruoli entrano in contrasto si parla di conflitto di ruolo.
7. Socializzazione
La socializzazione è il processo attraverso cui la società trasmette:
· valori
· norme
· comportamenti
Si distingue tra:
· socializzazione primaria (famiglia, primi anni di vita)
· socializzazione secondaria (scuola, lavoro, gruppi sociali)
8. Controllo sociale
La società mantiene l’ordine attraverso il controllo sociale, cioè attraverso il rispetto delle norme e delle aspettative condivise.
Quindi, quando lavorerete come educatori, dovrete sempre tenere presente questo aspetto fondamentale.
Le persone con cui lavorerete sono, come dice Max Weber, degli attori sociali razionali. Significa che sono capaci di riflettere, interpretare le situazioni e prendere decisioni.
Ma allo stesso tempo queste persone si trovano all’interno di strutture sociali che condizionano il loro comportamento.
Queste strutture sono costituite da:
· norme
· regole
· aspettative sociali
· valori culturali
Tutto questo influisce sul modo in cui le persone pensano e agiscono.
Per questo motivo, quando incontrerete qualcuno con difficoltà, dovrete sempre chiedervi:
· quale socializzazione ha ricevuto questa persona?
· quali valori ha interiorizzato?
· quali regole gli sono state trasmesse?
· quale ambiente sociale ha influenzato il suo comportamento?
Ad esempio, un ragazzo che ha comportamenti devianti non nasce con quei comportamenti.
Come dice un’espressione molto comune: “nessuno nasce imparato”.
Quei comportamenti sono stati appresi nel corso della sua esperienza sociale.
Può averli imparati:
· nella famiglia
· nel gruppo dei pari
· nel quartiere
· nei contesti sociali frequentati
Questo significa che il comportamento è sempre collegato al processo di socializzazione.
Il compito dell’educatore sarà quindi quello di comprendere questo processo.
Non si tratta semplicemente di giudicare il comportamento della persona, ma di capire da dove nasce.
Solo comprendendo il contesto sociale è possibile intervenire in modo efficace.
La possibilità di cambiamento
È importante ricordare che le persone non sono completamente determinate dalla loro storia.
Secondo Max Weber, gli individui hanno sempre una certa capacità di agire consapevolmente.
Questo significa che possono:
· riflettere sul proprio comportamento
· prendere decisioni diverse
· modificare le proprie azioni
Tuttavia questa capacità dipende da diversi fattori:
· dalla forza delle norme sociali interiorizzate
· dal contesto sociale in cui vivono
· dalle risorse personali e culturali che possiedono
Per questo motivo il lavoro educativo richiede sempre una grande attenzione alla persona e al suo contesto sociale.
L’educatore non deve semplicemente dire a una persona cosa deve fare.
Il suo compito è piuttosto quello di accompagnare la persona in un percorso di consapevolezza.
Significa aiutare la persona a:
· comprendere i propri comportamenti
· riconoscere i condizionamenti sociali che ha ricevuto
· sviluppare nuove competenze e nuove modalità di relazione
In questo modo la persona può diventare più autonoma e più consapevole delle proprie scelte.
Questo è uno degli obiettivi fondamentali dell’educazione.
In sociologia esiste sempre una tensione tra due elementi:
· l’individuo
· la struttura sociale
Da una parte la società impone regole e limiti al comportamento individuale.
Dall’altra parte gli individui hanno la capacità di interpretare queste regole e, in alcuni casi, anche di modificarle.
Questa relazione dinamica tra individuo e società è uno dei temi centrali della sociologia.
Gli individui non sono completamente liberi, ma non sono nemmeno completamente determinati dalle strutture sociali.
Si trovano sempre in una posizione intermedia tra:
· condizionamento sociale
· libertà individuale
Riassumendo, i concetti principali affrontati sono:
Interazione sociale
Le persone costruiscono significati attraverso il rapporto con gli altri.
Interazionismo simbolico
I significati sociali nascono dall’interpretazione reciproca tra individui.
Sé e identità sociale
L’identità personale si forma attraverso il confronto con gli altri.
Status e ruolo
Ogni posizione sociale comporta aspettative di comportamento.
Socializzazione
È il processo attraverso cui la società trasmette valori e norme.
Controllo sociale
La società mantiene l’ordine attraverso regole e sanzioni.
Ruolo dell’educatore
Comprendere il contesto sociale delle persone e aiutarle a sviluppare maggiore consapevolezza.
Tutto questo ci riporta ancora una volta alla relazione tra individuo e società.
La sociologia si occupa proprio di capire come le persone vivono all’interno della società e come la società influenza il comportamento degli individui.
Da una parte esistono le strutture sociali, cioè l’insieme delle regole, delle istituzioni e dei modelli culturali che organizzano la vita sociale.
Dall’altra parte ci sono gli individui, che interpretano queste regole e agiscono all’interno di esse.
Questo significa che il comportamento umano è sempre il risultato di una relazione tra:
· condizionamenti sociali
· scelte individuali
Le persone non sono completamente libere, ma non sono neanche completamente determinate dalla società.
Esiste sempre uno spazio di autonomia personale.
Tuttavia questa autonomia è influenzata da molti fattori:
· l’educazione ricevuta
· il contesto familiare
· il gruppo dei pari
· le esperienze di vita
· le opportunità sociali
Per questo motivo la sociologia cerca di comprendere come si formano i comportamenti sociali.
Un altro elemento importante riguarda il ruolo delle istituzioni sociali.
Le istituzioni sono strutture organizzate della società che svolgono funzioni fondamentali.
Tra le principali istituzioni sociali troviamo:
· la famiglia
· la scuola
· il lavoro
· lo Stato
· la religione
Queste istituzioni contribuiscono alla socializzazione degli individui.
Ad esempio:
La famiglia insegna le prime regole di comportamento.
La scuola trasmette conoscenze e valori culturali.
Il lavoro introduce le persone nel sistema economico e nei ruoli professionali.
Ognuna di queste istituzioni svolge una funzione importante nel mantenere l’ordine sociale.
Le società funzionano grazie all’esistenza di norme sociali.
Le norme sono regole che indicano quali comportamenti sono considerati:
· appropriati
· accettabili
· desiderabili
Quando le persone rispettano queste norme, la società riesce a funzionare in modo ordinato.
Quando invece le norme non vengono rispettate, possono nascere conflitti o situazioni di disordine sociale.
Per questo motivo esistono diversi meccanismi di controllo sociale.
Il controllo sociale può essere:
formale
come le leggi, le sanzioni legali, le punizioni previste dalle istituzioni;
oppure informale
come il giudizio degli altri, la pressione sociale o l’esclusione dal gruppo.
Un altro aspetto centrale riguarda la costruzione dell’identità personale.
L’identità di una persona non si forma in modo isolato.
Si costruisce attraverso il rapporto con gli altri e con i diversi contesti sociali.
Nel corso della vita ogni individuo entra in contatto con diversi gruppi sociali.
Per esempio:
· la famiglia
· la scuola
· il gruppo di amici
· l’ambiente di lavoro
· le associazioni o le organizzazioni sociali
Ognuno di questi gruppi contribuisce a definire:
· il modo in cui la persona si vede
· il modo in cui viene vista dagli altri
· il modo in cui si comporta nella società
In questo senso l’identità personale è sempre anche una identità sociale.
Infine bisogna ricordare che le società non sono statiche.
Nel tempo si verificano continuamente processi di cambiamento sociale.
Questi cambiamenti possono riguardare:
· i valori culturali
· le norme sociali
· le istituzioni
· i ruoli sociali
Ad esempio, nel corso della storia sono cambiati molto:
· il ruolo della donna
· il ruolo della famiglia
· il sistema del lavoro
· i modelli educativi
Il cambiamento sociale può essere lento oppure rapido, ma è sempre presente nella vita delle società.
Possiamo quindi riassumere alcuni punti fondamentali:
La società è un sistema complesso formato da individui, istituzioni e relazioni sociali.
Gli individui agiscono all’interno di questo sistema seguendo norme, valori e aspettative.
Attraverso il processo di socializzazione le persone imparano a comportarsi secondo queste regole.
Il comportamento umano è influenzato sia dai condizionamenti sociali sia dalle scelte individuali.
Il compito della sociologia è comprendere queste dinamiche e analizzare il rapporto tra individuo e società.
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Tutto questo, quindi, ci riporta ancora una volta al tema fondamentale della sociologia: il rapporto tra individuo e società.
Da una parte abbiamo l’individuo, con le sue capacità di scelta, di riflessione e di azione.
Dall’altra parte abbiamo la società, con le sue strutture, le sue norme e le sue aspettative.
L’individuo non agisce mai completamente da solo.
Ogni azione che compiamo è inserita in un contesto sociale che ci orienta e, in parte, ci condiziona.
Questo significa che il comportamento umano è sempre il risultato dell’incontro tra:
· le scelte individuali
· le regole sociali
La sociologia cerca proprio di comprendere questo equilibrio.
Le regole sociali non esistono per caso.
Servono a rendere possibile la convivenza tra le persone.
Se ognuno facesse sempre e solo quello che vuole, senza tenere conto degli altri, la vita sociale diventerebbe molto difficile.
Le norme sociali stabiliscono quindi:
· ciò che è permesso
· ciò che non è permesso
· ciò che è considerato appropriato
Grazie a queste regole le persone riescono a coordinare i propri comportamenti.
Questo è ciò che permette alla società di funzionare.
Affinché queste norme vengano rispettate esistono dei meccanismi di controllo sociale.
Il controllo sociale può essere esercitato in diversi modi.
Da una parte esiste il controllo formale, che è quello esercitato dalle istituzioni.
Per esempio:
· le leggi
· le sanzioni
· il sistema giudiziario
· le regole delle organizzazioni
Dall’altra parte esiste il controllo informale, che avviene nella vita quotidiana.
Questo tipo di controllo avviene attraverso:
· il giudizio degli altri
· l’approvazione o la disapprovazione sociale
· la pressione del gruppo
Molto spesso il controllo informale è molto efficace, perché le persone desiderano essere accettate dal gruppo.
Nel corso della nostra vita entriamo a far parte di molti gruppi sociali.
Ogni gruppo ha le proprie regole, i propri valori e le proprie aspettative.
Per esempio:
· la famiglia
· la scuola
· il gruppo di amici
· l’ambiente di lavoro
· le associazioni o le comunità
Ognuno di questi gruppi contribuisce alla formazione della nostra identità.
Quando entriamo in un gruppo impariamo progressivamente quali sono i comportamenti considerati adeguati.
Questo processo avviene spesso in modo graduale e quasi automatico.
Osservando gli altri e interagendo con loro impariamo come comportarci.
La socializzazione non termina mai completamente.
Anche da adulti continuiamo ad apprendere nuove regole e nuovi comportamenti.
Ogni volta che entriamo in un nuovo contesto sociale dobbiamo imparare a orientarci al suo interno.
Per esempio:
· quando iniziamo un nuovo lavoro
· quando entriamo in un nuovo gruppo
· quando cambiamo ambiente sociale
In ognuna di queste situazioni dobbiamo adattare il nostro comportamento alle nuove aspettative.
Questo dimostra che la socializzazione è un processo continuo, che accompagna tutta la vita.
Comprendere questi meccanismi è importante per due motivi.
Il primo riguarda la consapevolezza personale.
Capire come la società influenza i nostri comportamenti ci permette di riflettere meglio sulle nostre scelte.
Possiamo chiederci, ad esempio:
· quanto delle nostre azioni dipende davvero da noi
· quanto invece è il risultato delle aspettative sociali
Il secondo motivo riguarda il lavoro educativo.
Chi lavora nel campo dell’educazione deve essere in grado di riconoscere l’influenza dei contesti sociali sul comportamento delle persone.
Solo comprendendo questi fattori è possibile aiutare gli individui a sviluppare nuove competenze e nuove modalità di relazione.
In conclusione, la sociologia ci aiuta a capire che la vita sociale è il risultato di una rete complessa di relazioni, norme e significati condivisi.
Gli individui agiscono all’interno di questa rete, influenzati dalle strutture sociali ma allo stesso tempo capaci di interpretarle e, talvolta, di trasformarle.
Comprendere questo rapporto tra individuo e società è uno degli obiettivi principali dello studio sociologico.
Quindi, quando studiamo la società, dobbiamo sempre ricordare che ogni comportamento umano è inserito in una rete di relazioni sociali.
Le persone non vivono isolate.
Vivono all’interno di gruppi, istituzioni e contesti sociali che influenzano il loro modo di pensare e di agire.
Per questo motivo la sociologia non studia solo l’individuo, ma studia soprattutto le relazioni tra gli individui.
Sono proprio queste relazioni a costruire la società.
Le relazioni sociali sono i legami che si instaurano tra le persone quando interagiscono tra loro.
Queste relazioni possono essere di diverso tipo.
Per esempio:
· relazioni familiari
· relazioni di amicizia
· relazioni professionali
· relazioni educative
Ogni tipo di relazione ha caratteristiche diverse e comporta aspettative differenti.
Per esempio:
Nella relazione tra insegnante e studente ci sono determinate aspettative di comportamento.
Nella relazione tra amici queste aspettative sono diverse.
Nella relazione tra genitori e figli esistono altre aspettative ancora.
Questo dimostra che il comportamento delle persone cambia a seconda del contesto relazionale.
Un’azione diventa veramente sociale quando tiene conto della presenza degli altri.
Secondo Max Weber, possiamo parlare di azione sociale quando il comportamento di una persona è orientato verso gli altri e tiene conto delle loro possibili reazioni.
Per esempio:
Se una persona saluta un’altra persona, compie un’azione che ha senso solo perché esiste qualcuno che può rispondere al saluto.
Il significato dell’azione nasce quindi dalla relazione tra le persone.
Questo è uno dei principi fondamentali della sociologia.
Nella vita quotidiana interpretiamo continuamente il comportamento degli altri.
Cerchiamo di capire:
· che cosa intendono dire
· quali sono le loro intenzioni
· come dobbiamo rispondere
Questo processo di interpretazione è alla base della comunicazione sociale.
Molto spesso non comunichiamo solo con le parole.
Comunichiamo anche attraverso:
· il tono della voce
· le espressioni del viso
· i gesti
· la postura del corpo
Questi elementi fanno parte della comunicazione non verbale.
La comunicazione non verbale è molto importante perché trasmette significati anche quando non parliamo.
Uno degli aspetti più importanti della vita sociale è che i significati non esistono in modo isolato.
I significati vengono costruiti attraverso l’interazione tra le persone.
Quando comunichiamo con qualcuno, interpretiamo continuamente ciò che l’altra persona dice o fa.
Allo stesso tempo, l’altra persona interpreta il nostro comportamento.
In questo modo i significati vengono costruiti insieme, attraverso il processo di interazione.
Questo è il principio alla base dell’interazionismo simbolico.
Secondo questa prospettiva, la realtà sociale non è qualcosa di completamente dato.
È qualcosa che viene costruito continuamente attraverso le relazioni tra le persone.
Studiare la sociologia significa quindi imparare a osservare la realtà sociale con maggiore attenzione.
Molte cose che facciamo ogni giorno sembrano naturali o scontate.
In realtà sono il risultato di processi sociali complessi.
La sociologia ci aiuta a riconoscere questi processi.
Ci aiuta a capire:
· perché le persone si comportano in un certo modo
· come funzionano le istituzioni sociali
· come cambiano le società nel tempo
Questo tipo di conoscenza è particolarmente importante per chi lavora nel campo dell’educazione e delle professioni sociali.
Per chi si prepara a lavorare come educatore, assistente sociale o operatore nei servizi alla persona, la sociologia è uno strumento molto utile.
Permette di comprendere meglio:
· il contesto sociale in cui vivono le persone
· le difficoltà che possono incontrare
· le dinamiche che influenzano il comportamento umano
In questo modo è possibile sviluppare interventi più efficaci e più consapevoli.
Possiamo quindi dire che la sociologia studia la società come un sistema di relazioni, significati e regole condivise.
Gli individui non sono completamente liberi, ma neanche completamente determinati dalla società.
Vivono in un continuo equilibrio tra:
· condizionamenti sociali
· libertà individuale
Comprendere questo equilibrio è uno degli obiettivi principali dello studio sociologico.
La società non è solo fatta di relazioni, ma anche di regole condivise.
Queste regole si chiamano norme sociali.
Le norme sociali servono a regolare il comportamento degli individui e a garantire la convivenza.
Possono essere di diverso tipo:
1. Norme formali – scritte e ufficiali, come le leggi.
2. Norme informali – non scritte, basate sulla tradizione e sulle consuetudini, come le regole del galateo o i comportamenti attesi in famiglia e tra amici.
Le norme sociali indicano ciò che è accettabile e ciò che è deviato.
Chi non rispetta le norme può subire sanzioni, che possono essere:
· formali, come multe o punizioni legali
· informali, come il rifiuto sociale o la derisione
Le norme derivano dai valori di una società.
I valori sono idee condivise su ciò che è:
· giusto o sbagliato
· bello o brutto
· importante o insignificante
La cultura è l’insieme di valori, credenze, simboli e pratiche che caratterizzano una società.
Esempi di elementi culturali:
· lingua
· religione
· arte
· costumi
· stili di vita
La cultura guida il comportamento delle persone, fornendo un quadro di riferimento per capire il mondo e agire al suo interno.
All’interno della società, ogni individuo occupa una posizione sociale, che può essere definita come status.
Lo status può essere:
· ascritto – quando è dato dalla nascita (per esempio il sesso o l’appartenenza a una famiglia nobile)
· conseguito – quando è raggiunto con l’impegno personale (per esempio diventare insegnante o medico)
Ogni status comporta dei ruoli, cioè modelli di comportamento attesi in base alla posizione sociale occupata.
Per esempio:
· Lo status di insegnante comporta il ruolo di educare, guidare e valutare gli studenti.
· Lo status di studente comporta il ruolo di apprendere, partecipare e rispettare le regole scolastiche.
Gli individui non vivono mai da soli; fanno parte di gruppi sociali.
I gruppi sociali si distinguono in:
1. Gruppi primari – legami stretti e personali, come la famiglia e gli amici intimi.
2. Gruppi secondari – legami più formali e strumentali, come colleghi di lavoro o membri di un’associazione.
I gruppi influenzano:
· i comportamenti
· le opinioni
· i valori
· le scelte individuali
Non tutti rispettano le norme sociali.
Il comportamento che viola le norme si chiama devianza.
La devianza non è solo un problema individuale: dipende dal contesto sociale e dalla percezione collettiva.
Il controllo sociale serve a ridurre la devianza.
Può essere:
· formale, esercitato dalle istituzioni (polizia, tribunali)
· informale, esercitato dai gruppi sociali attraverso l’approvazione o la disapprovazione
La società non è statica.
Il cambiamento sociale è il processo attraverso cui:
· nuove norme e valori emergono
· vecchie istituzioni si trasformano
· i comportamenti delle persone cambiano
Fattori che favoriscono il cambiamento sociale:
· innovazioni tecnologiche
· movimenti culturali o politici
· migrazioni
· crisi economiche o sociali
La sociologia studia sia la stabilità sia il cambiamento, cercando di capire le cause e le conseguenze dei processi sociali.
La sociologia ha diversi approcci per spiegare la società. Le principali teorie sono:
· Fondatore principale: Émile Durkheim
· Idea centrale: La società è come un organismo in cui ogni parte ha una funzione.
· Concetto chiave: Ogni istituzione sociale (famiglia, scuola, religione) contribuisce alla stabilità e al funzionamento della società.
· Esempio pratico: La scuola trasmette conoscenze, valori e norme, preparando i giovani a integrarsi nella società.
· Fondatore principale: Karl Marx
· Idea centrale: La società è caratterizzata da conflitti tra gruppi con interessi diversi, spesso legati al potere e alla ricchezza.
· Concetto chiave: Le disuguaglianze sociali generano tensioni e cambiamenti.
· Esempio pratico: Lo scontro tra lavoratori e datori di lavoro sulle condizioni di lavoro e salari riflette le tensioni di classe.
· Fondatori principali: George Herbert Mead, Herbert Blumer
· Idea centrale: La società si costruisce attraverso le interazioni quotidiane tra individui.
· Concetto chiave: I significati sono creati socialmente e guidano il comportamento.
· Esempio pratico: Il modo in cui salutiamo le persone dipende da simboli e convenzioni condivise (stretta di mano, abbraccio, ecc.).
Altre prospettive moderne si concentrano su:
· Sociologia femminista: analizza le disuguaglianze di genere
· Teoria dei network: studia le reti sociali e le connessioni tra individui
· Teoria della modernizzazione: osserva come società tradizionali si trasformano in società moderne
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Questo capitolo introduce il concetto di socializzazione come processo continuo, attraverso cui apprendiamo regole e comportamenti legati ai ruoli sociali. Viene poi spiegata la risocializzazione, cioè il processo necessario quando si cambia ruolo (ad esempio da educatore a giardiniere, o da bullo a studente). In questi casi, bisogna abbandonare vecchie regole e interiorizzarne di nuove. Tuttavia, questo cambiamento non è immediato, perché le persone intorno a noi tendono a riconoscerci ancora nel vecchio ruolo, creando difficoltà e una fase di transizione.
Qui si approfondisce l’importanza del riconoscimento da parte degli altri per consolidare un nuovo ruolo. Non basta cambiare comportamento: è fondamentale che gli altri confermino questo cambiamento attraverso feedback e aspettative diverse. Senza questo riconoscimento, si crea una sorta di “disallineamento” tra identità personale e percezione sociale. Gli individui possono quindi oscillare tra vecchi e nuovi comportamenti, soprattutto se il ruolo precedente è stato mantenuto per molto tempo.
Il capitolo affronta il problema dei ruoli sociali nella società contemporanea, soprattutto per quanto riguarda gli anziani. Con l’allungamento della vita, molte persone restano attive anche dopo la pensione, ma la società fatica a offrire loro nuovi ruoli significativi. Si introduce il concetto di “invecchiamento attivo”, che promuove la partecipazione degli anziani alla vita sociale. Senza un ruolo riconosciuto, si rischia una condizione di anomia, in cui le persone non sanno più quale sia il loro posto nella società.
Questo capitolo evidenzia quanto il lavoro sia centrale nella definizione dell’identità personale e sociale. La posizione occupata nel mercato del lavoro determina il valore attribuito a una persona, influenzando autostima e riconoscimento sociale. Essere disoccupati o occupare ruoli poco valorizzati può portare a sentirsi inferiori. La società contemporanea tende a misurare il valore degli individui in base alla produttività, creando disuguaglianze e marginalizzazione.
Si passa dal livello macro (ruoli sociali) al livello micro delle interazioni quotidiane. Le nostre comunicazioni sono regolate da norme implicite che dipendono dal contesto. Anche una semplice domanda come “come va?” cambia significato a seconda della situazione. Le conversazioni seguono regole precise, come il rispetto dei turni di parola o il silenzio, che apprendiamo attraverso la socializzazione e che permettono un’interazione ordinata.
Il capitolo mette in discussione l’idea che le emozioni siano completamente spontanee. Sebbene nascano interiormente, il modo in cui le esprimiamo è fortemente influenzato dalla società. Esempi come le manifestazioni di affetto in pubblico o il pianto durante un funerale mostrano come esistano aspettative sociali precise. Anche le differenze culturali (ad esempio tra nord e sud) influenzano l’espressione emotiva. Le emozioni, quindi, sono in parte apprese e regolate socialmente.
Questo capitolo analizza il modo in cui il comportamento degli individui è influenzato dagli altri. Spesso ci adeguiamo alle azioni altrui, come nel caso degli applausi a teatro o nei comportamenti collettivi. Questo meccanismo di conformismo è ancora più evidente oggi con i social media, dove i “like” influenzano le nostre scelte. Anche la comunicazione non verbale (sguardi, gesti) gioca un ruolo fondamentale nelle interazioni.
L’ultimo capitolo riassume il legame tra comportamento individuale e struttura sociale. I nostri comportamenti sono continuamente influenzati dagli altri, e questo reciproco condizionamento permette alla società di funzionare in modo ordinato e armonico. Viene introdotto il collegamento tra interazione (livello micro) e struttura sociale (livello macro), che sarà approfondito successivamente.
La sociologia non è solo teoria, ma serve a capire e migliorare la vita sociale:
· Politica: analisi dei comportamenti elettorali e delle disuguaglianze di potere
· Educazione: progettazione di sistemi scolastici più equi
· Salute: studio dei comportamenti legati a malattie o stili di vita
· Media e comunicazione: analisi dell’influenza dei media sulle opinioni e valori
1. La società è formata da individui che interagiscono secondo norme e valori condivisi.
2. Ogni individuo ha uno status e un ruolo che guidano il comportamento.
3. I gruppi sociali influenzano opinioni, valori e azioni.
4. La devianza e il controllo sociale mostrano come la società regola i comportamenti.
5. Le principali teorie sociologiche offrono prospettive diverse per spiegare la società e i cambiamenti sociali.
Capitolo 1 – La sociologia micro e l’azione sociale
Il testo introduce la prospettiva della sociologia “micro”, che si concentra sugli individui e sulle loro interazioni. Viene ripreso il pensiero di Max Weber, secondo cui per comprendere la società bisogna analizzare le motivazioni che guidano l’agire degli individui. Weber parla di azione sociale, cioè un comportamento dotato di senso e orientato agli altri. L’individuo è quindi un “attore sociale”, non passivo ma capace di agire in base a ragione ed emozioni.
Riassunto:
La società non può essere spiegata solo osservando strutture generali, ma richiede lo studio delle azioni individuali. Weber mette al centro l’individuo come attore consapevole, che agisce sulla base di motivazioni soggettive. Comprendere queste motivazioni è fondamentale per analizzare i fenomeni sociali.
Capitolo 2 – I tipi di azione sociale
Weber distingue quattro tipi di azione sociale:
Queste categorie aiutano a capire perché le persone agiscono in modi diversi.
Riassunto:
Le azioni degli individui non sono tutte uguali: possono essere guidate da obiettivi razionali, da valori, da emozioni o da abitudini. Questa classificazione permette di interpretare il comportamento umano in modo più preciso e articolato.
Capitolo 3 – Interazione e socializzazione
L’interazione sociale avviene quando un’azione provoca una risposta da parte di altri. Perché l’interazione sia efficace, è necessario condividere significati e regole: questo avviene tramite la socializzazione, cioè il processo attraverso cui si apprendono comportamenti adeguati al contesto sociale.
Riassunto:
Per comunicare e interagire correttamente, gli individui devono aver interiorizzato norme e significati comuni. La socializzazione permette di apprendere queste regole e rende possibile la comprensione reciproca all’interno della società.
Capitolo 4 – Socializzazione primaria e secondaria
La socializzazione si divide in:
Si introduce anche la risocializzazione, cioè l’apprendimento di nuove regole quando si cambia ruolo.
Riassunto:
La socializzazione accompagna tutta la vita. Prima si acquisiscono le regole fondamentali, poi quelle più specifiche. Quando si cambia contesto o ruolo, è necessario adattarsi nuovamente attraverso la risocializzazione.
Capitolo 5 – Il concetto di ruolo e aspettative sociali
Il ruolo è l’insieme di comportamenti associati a una posizione sociale. Ogni ruolo comporta aspettative da parte degli altri, che spingono l’individuo a conformarsi. Questo conformismo contribuisce all’ordine e all’integrazione sociale, ma limita anche la libertà individuale.
Riassunto:
Gli individui ricevono ruoli attraverso la socializzazione e tendono ad adattarsi alle aspettative sociali. Questo garantisce stabilità alla società, ma implica anche vincoli sul comportamento individuale, creando una tensione tra libertà e condizionamento.
Capitolo 6 – Interpretazione dei ruoli e interazionismo simbolico
Le persone non si limitano a seguire i ruoli: li interpretano. Qui entra in gioco l’interazionismo simbolico, secondo cui il comportamento dipende dai significati attribuiti alle situazioni. Questi significati possono essere interpretati correttamente o in modo distorto.
Riassunto:
I ruoli sociali non sono rigidi: ogni individuo li interpreta in base ai significati condivisi. Tuttavia, errori di interpretazione possono generare comportamenti inadeguati o situazioni ambigue.
Capitolo 7 – Profezia che si auto-avvera
Il concetto di profezia che si auto-avvera, elaborato da Robert K. Merton, indica che le credenze influenzano i comportamenti fino a rendere reali quelle stesse credenze.
Riassunto:
Le aspettative e le convinzioni sociali possono determinare il comportamento delle persone, portando alla realizzazione di ciò che inizialmente era solo una previsione. Questo mostra il potere delle interpretazioni nella vita sociale.
Capitolo 8 – Goffman e la rappresentazione del sé
Secondo Erving Goffman, la vita sociale è simile a una rappresentazione teatrale: gli individui recitano ruoli per ottenere approvazione. Esiste una distinzione tra “palcoscenico” (comportamento pubblico) e “retroscena” (vita privata autentica).
Riassunto:
Gli individui mettono in scena comportamenti per soddisfare le aspettative sociali, ma conservano una dimensione privata più autentica. Questo evidenzia la distanza tra identità sociale e identità personale.
Capitolo 9 – Conformismo e pressione sociale
Gli individui tendono a conformarsi al gruppo, soprattutto alle persone significative. Esperimenti dimostrano che spesso si adeguano anche contro la propria percezione, per effetto della pressione sociale.
Riassunto:
La pressione del gruppo spinge le persone ad adattarsi ai comportamenti collettivi. Il conformismo è un meccanismo potente che contribuisce alla coesione sociale, ma può limitare l’autonomia individuale.
Capitolo 10 – Struttura sociale
La struttura sociale è l’insieme di regole, norme e modelli di comportamento che derivano da azioni individuali ripetute nel tempo. Non è qualcosa di astratto, ma il risultato storico di pratiche sociali consolidate.
Riassunto:
La società è costruita nel tempo attraverso comportamenti individuali che diventano regole condivise. Queste regole formano la struttura sociale, che orienta e vincola le azioni degli individui.
Capitolo 11 – Gerarchie e disuguaglianze
All’interno della struttura sociale esistono:
Le differenze di potere dipendono da risorse come conoscenza e denaro. Le disuguaglianze possono essere funzionali o ingiuste e tendono a consolidarsi nel tempo (stratificazione sociale).
Riassunto:
La società è organizzata in gerarchie che distribuiscono in modo diseguale potere e risorse. Queste disuguaglianze possono essere utili al funzionamento sociale o generare ingiustizie, e spesso si mantengono nel tempo.
Capitolo 12 – Istituzioni sociali
Le istituzioni sono sistemi di regole che rispondono a bisogni fondamentali (famiglia, scuola, sanità). Alcune sono molto rigide, come le istituzioni totali (carceri, ospedali psichiatrici).
Riassunto:
Le istituzioni organizzano la vita sociale attraverso norme stabili. Non sono solo luoghi fisici, ma insiemi di regole che guidano il comportamento e garantiscono continuità alla società.
Allora, il concetto di ruolo è un concetto e un termine specifico che ci indica quello che ha ripreso adesso Alessio: una serie di comportamenti che vengono associati alla posizione che una persona occupa nella società o alla funzione che svolge nella società.
E ha anche ripreso la parola importante vicino a questo termine, che è quella di aspettativa.
Allora, questo termine aspettativa ci fa capire come ogni individuo, quindi ogni attore sociale, di fatto riceve un ruolo: non se lo inventa, ma gli viene dato attraverso quello che abbiamo messo in luce, ripetuto adesso, la socializzazione.
Ti devo socializzare al ruolo di educatore del CSM. Quindi è frutto, appunto, di una trasmissione: qualcosa che non ci diamo ma che riceviamo.
Ecco che ritorna questo scambio che abbiamo detto caratterizza la società e l’oggetto di interesse della sociologia.
Capitolo 13 – Ruoli sociali, aspettative e conformismo
Il testo parte dal concetto che ogni individuo, in base alla propria posizione nella società, riceve un ruolo sociale accompagnato da aspettative. Queste aspettative guidano il comportamento e spingono al conformismo, cioè all’adattamento alle norme sociali. Questo processo garantisce l’ordine e l’armonia della società, ma comporta anche una limitazione della libertà individuale. Si evidenzia quindi una tensione costante tra libertà personale e vincoli sociali.
Capitolo 14 – Interpretazione del ruolo e identità
I ruoli non sono solo assegnati, ma anche interpretati dagli individui. Questa interpretazione può essere corretta o distorta, dando luogo a comportamenti diversi o addirittura a “finzioni” sociali (come nel caso di criminali che assumono ruoli rispettabili). L’identità sociale è quindi il risultato di un processo dinamico tra aspettative esterne e interpretazioni personali.
Capitolo 15 – Interazionismo simbolico e costruzione del significato
Il comportamento umano si basa sui significati attribuiti alle azioni e alle reazioni degli altri, secondo la prospettiva dell’interazionismo simbolico. Le persone agiscono interpretando segnali, sguardi e comportamenti altrui, ma queste interpretazioni possono essere errate. Di conseguenza, la realtà sociale è costruita attraverso continui processi di interpretazione reciproca.
Capitolo 16 – Profezia che si auto-avvera
Riprendendo il concetto elaborato da Robert K. Merton, si introduce la profezia che si auto-avvera: le credenze influenzano i comportamenti fino a rendere reale ciò che si pensa. Ad esempio, etichettare uno studente come “scarso” può portarlo a comportarsi effettivamente in quel modo. Le aspettative sociali diventano quindi potenti strumenti di costruzione della realtà.
Capitolo 17 – Goffman e la rappresentazione del sé
Secondo Erving Goffman, la vita sociale è simile a una rappresentazione teatrale: gli individui recitano ruoli per ottenere approvazione. Esiste una distinzione tra “palcoscenico” (comportamento pubblico) e “retroscena” (identità privata). Questo evidenzia il continuo scambio tra individuo e società nella costruzione dell’identità.
Capitolo 18 – Struttura sociale e conformismo
La società è composta da una struttura sociale fatta di regole, norme e aspettative che influenzano fortemente i comportamenti. Gli individui tendono a conformarsi anche per pressione del gruppo (come negli esperimenti sul conformismo). Tuttavia, questa struttura non è naturale: nasce da comportamenti individuali ripetuti e consolidati nel tempo.
Capitolo 19 – Istruzione, socializzazione e istituzioni
Si distingue tra istruzione (trasmissione di conoscenze) e socializzazione (apprendimento di comportamenti e valori). Le istituzioni (come scuola e ministeri) non sono solo luoghi fisici, ma sistemi di regole. La struttura sociale, inclusa l’istruzione pubblica, è il risultato di processi storici e decisioni collettive.
Capitolo 20 – Gerarchie sociali e disuguaglianza
All’interno della struttura sociale esistono ruoli diversi con diverso potere, generando gerarchie sociali. Queste si basano su risorse come ricchezza, conoscenza e tecnologia e possono portare a disuguaglianze e discriminazioni. Gli stereotipi contribuiscono a mantenere queste differenze, così come fenomeni come il “soffitto di cristallo”.
Capitolo 21 – Cambiamento sociale e ruolo dell’individuo
Il cambiamento sociale è possibile grazie all’azione degli individui. L’esempio di Nelson Mandela mostra come un singolo, mobilitando altri, possa trasformare la struttura sociale (come nel superamento dell’apartheid). Tuttavia, questi cambiamenti sono lenti e difficili perché le strutture tendono a mantenersi nel tempo.
Capitolo 22 – Stratificazione sociale
La società è caratterizzata da stratificazione, cioè dalla stabilizzazione nel tempo delle disuguaglianze. Le classi sociali diventano sempre più difficili da modificare, e l’accesso a opportunità (istruzione, lavoro, salute) varia in base alla posizione sociale. Questo porta a una riproduzione delle disuguaglianze tra generazioni.
Capitolo 23 – Teorie funzionaliste e disuguaglianza
Secondo Émile Durkheim e Talcott Parsons, la disuguaglianza ha anche una funzione positiva: serve a garantire che i ruoli più importanti siano svolti da persone competenti. Tuttavia, diventa negativa quando il potere e le ricompense sono distribuiti in modo ingiusto o sproporzionato.
Capitolo 24 – Disuguaglianza negativa e ingiustizia sociale
La disuguaglianza diventa problematica quando crea ingiustizie, cioè quando alcune persone hanno troppo potere e altre troppo poco. Esempi sono le differenze salariali eccessive o l’accesso diseguale ai servizi essenziali. In questi casi, la disuguaglianza non riflette il valore reale delle funzioni sociali.
Capitolo 25 – Classe sociale e stile di vita
L’appartenenza a una classe sociale influenza lo stile di vita, le opportunità e persino la salute. Chi ha più risorse accede a migliori servizi (scuola, sanità), mentre chi ne ha meno affronta maggiori difficoltà. Le differenze si riflettono anche nelle abitudini quotidiane e nei modelli familiari.
Capitolo 26 – Norme e istituzioni
Le istituzioni sono insiemi di regole che rispondono ai bisogni fondamentali della società (istruzione, sanità, famiglia). Possono essere formali (leggi) o informali (abitudini). Sono difficili da cambiare perché radicate nel tempo. Un caso particolare è quello delle “istituzioni totali”, studiate da Goffman, come carceri o ospedali psichiatrici, che controllano fortemente la vita degli individui.
Capitolo 1 – Nascita e diffusione delle regole sociali
Le regole sociali nascono quando un comportamento introdotto da qualcuno viene progressivamente adottato da un numero crescente di persone. Col tempo, questo comportamento viene riconosciuto come utile o importante per la collettività. A seconda della sua rilevanza, la società decide quanto renderlo vincolante, cioè quanto formalizzarlo o istituzionalizzarlo.
Riassunto:
Le regole sociali emergono dal basso e si diffondono gradualmente. Quando diventano rilevanti per la vita collettiva, possono essere rese più o meno ufficiali e vincolanti attraverso un processo di istituzionalizzazione.
Capitolo 2 – Gradi di istituzionalizzazione
Non tutte le regole hanno lo stesso livello di formalizzazione. Alcune sono semplici tradizioni (come la festa del papà), tramandate informalmente; altre sono formalizzate attraverso leggi o decisioni ufficiali (come il Giorno della Memoria o le festività civili). Il grado di istituzionalizzazione determina quanto una regola è obbligatoria.
Riassunto:
Le regole possono essere informali o formalizzate. Più una regola è istituzionalizzata, più è vincolante e riconosciuta ufficialmente nella società.
Capitolo 3 – Socializzazione e conformismo
Le persone apprendono le regole attraverso la socializzazione (famiglia, scuola, media). Una volta interiorizzate, tendono ad adeguarsi ad esse: questo processo è chiamato conformismo. Più una regola è formalizzata, più il conformismo è forte.
Riassunto:
La socializzazione insegna le regole, mentre il conformismo è il comportamento che porta ad applicarle. Il livello di obbligatorietà dipende dal grado di istituzionalizzazione.
Capitolo 4 – Funzione delle regole nella società
Le regole servono a organizzare la convivenza e a garantire il funzionamento della società. Secondo l’approccio funzionalista, ogni regola ha una funzione, cioè risponde a un bisogno collettivo e contribuisce alla stabilità del sistema sociale.
Riassunto:
Le istituzioni non sono casuali: esistono perché svolgono funzioni utili alla società, rispondendo a bisogni concreti e mantenendo l’ordine sociale.
Capitolo 5 – Il sistema sociale e le sue funzioni
La società può essere vista come un sistema composto da parti interconnesse. Questo sistema deve soddisfare bisogni interni (integrazione e mantenimento) ed esterni (adattamento e difesa). Le regole aiutano a coordinare le parti e a garantire il funzionamento complessivo.
Riassunto:
La società è un sistema organizzato che deve funzionare sia internamente sia nel rapporto con l’esterno. Le istituzioni servono a mantenere equilibrio e continuità.
Capitolo 6 – Integrazione e mantenimento
Due funzioni fondamentali sono:
Riassunto:
Per esistere nel tempo, una società deve essere unita e capace di trasmettere se stessa, sia nei membri sia nei valori e nelle norme.
Capitolo 7 – La famiglia come istituzione
La famiglia è un esempio di istituzione: non è solo un gruppo di persone, ma un insieme di regole che definiscono come avviene la riproduzione e la continuità sociale. Nel tempo, queste regole possono cambiare (ad esempio rispetto al matrimonio o alla composizione della famiglia).
Riassunto:
La famiglia è una costruzione sociale basata su norme. È fondamentale per la riproduzione della società e si evolve con il cambiamento delle regole.
Capitolo 8 – Trasmissione culturale e agenzie sociali
Oltre alla famiglia, altre istituzioni (scuola, religione, media) contribuiscono a trasmettere valori e regole. Questo sistema culturale garantisce la continuità dei modelli sociali.
Riassunto:
Le regole vengono trasmesse attraverso diverse istituzioni. Questo processo assicura che la cultura e i valori sociali persistano nel tempo.
Capitolo 9 – Politica ed economia come istituzioni
Le istituzioni politiche definiscono gli obiettivi della società e il modo di prender decisioni (es. democrazia o monarchia). Le istituzioni economiche regolano la produzione e distribuzione delle risorse (es. capitalismo o comunismo).
Riassunto:
Politica ed economia sono sistemi di regole che organizzano il potere e la gestione delle risorse. Possono assumere forme diverse a seconda dei modelli scelti dalla società.
Capitolo 10 – Il processo di istituzionalizzazione
Le regole diventano istituzioni attraverso la ripetizione nel tempo. Più vengono applicate e condivise, più diventano stabili, importanti e vincolanti.
Riassunto:
L’istituzionalizzazione è il processo che trasforma comportamenti ripetuti in regole stabili e riconosciute, rafforzandone l’importanza nella società.
Capitolo 11 – Dalle regole alla pratica
Le istituzioni sono modelli astratti, ma si concretizzano nelle azioni quotidiane delle persone (es. votare nelle elezioni). Non si “entra” nell’istituzione, ma la si mette in pratica attraverso comportamenti concreti.
Riassunto:
Le istituzioni esistono come regole astratte, ma prendono forma reale nelle azioni delle persone, che le applicano nella vita quotidiana.
Le istituzioni sono regole condivise che guidano la società. Queste regole nascono attraverso il processo di istituzionalizzazione e diventano concrete tramite l’organizzazione. Ad esempio, il diritto di voto si traduce nell’andare fisicamente a votare in luoghi stabiliti come le scuole.
La famiglia è un’istituzione che risponde al bisogno della riproduzione. Anche se la regola generale è l’unione tra persone, esistono molte forme diverse di famiglia, perché ogni individuo applica la regola in modo diverso.
Le istituzioni sono il risultato dell’impegno di generazioni. Partecipare (come votare) significa mantenerle vive. Le persone hanno anche il diritto e il dovere di modificarle quando necessario.
Le regole servono a garantire ordine e armonia. Se vengono ignorate, si genera caos (anomia). La società vive in equilibrio tra libertà individuale e vincoli sociali.
Le istituzioni organizzano la società creando ruoli e regole (es. sanità pubblica). Una volta stabilite, sono difficili da modificare e richiedono strumenti come il referendum.
Le istituzioni cambiano nel tempo. Il cambiamento può essere rapido (rivoluzione) o lento (graduale). Spesso nasce da comportamenti inizialmente minoritari che diventano accettati.
La cultura è l’insieme di valori, idee e comportamenti condivisi. Si manifesta nella vita quotidiana ed è diversa tra gruppi e sottoculture.
La cultura nasce dalla ripetizione dei comportamenti e, a sua volta, orienta le azioni delle persone. Ogni individuo appartiene a più gruppi culturali.
Istituzioni, cultura e comportamenti sono collegati in un sistema circolare. Gli individui contribuiscono sia a mantenere sia a cambiare la società.
La socializzazione è il processo attraverso cui impariamo le regole della società. Non è passiva: ogni individuo può accettarle, modificarle o rifiutarle.
La devianza non è solo negativa: può portare al cambiamento. Comportamenti inizialmente considerati devianti possono diventare accettati nel tempo.
La società è un sistema dinamico che deve mantenere equilibrio tra stabilità e cambiamento. Questo equilibrio è sempre in evoluzione.
Ogni individuo ha un ruolo attivo nella società. Partecipare e essere consapevoli permette di mantenere o migliorare le istituzioni.
La società nasce dall’interazione tra individui e struttura. È un sistema dinamico basato su regole, cultura e partecipazione attiva delle persone.
Riassunto:
Il termine "cultura" è polisemico e complesso. La cultura può essere vista come un sistema di parti collegate tra loro. Ogni parte del sistema culturale è interconnessa, e per comprendere un aspetto, come l’abbigliamento, bisogna fare riferimento ad altri elementi come credenze e valori. Questi elementi variano da concreti (come l’abbigliamento) a astratti (come i valori). La cultura è un insieme di significati e simboli che vengono condivisi tra i membri di un gruppo sociale.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
All’interno di una cultura, significati e simboli sono cruciali. Un simbolo è qualcosa che rappresenta un concetto più ampio. Ad esempio, la rosa rossa diventa simbolo di amore, mentre il cuore rappresenta affetto. Se non condividiamo questi simboli, non possiamo comunicare efficacemente. Differenti culture, come quella giapponese o occidentale, hanno simboli che variano nel significato.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
I valori sono ciò che è considerato importante per un gruppo sociale (ad esempio, il lavoro in Italia). Le credenze sono convinzioni che riguardano l’esistenza e la moralità (es. vita dopo la morte, bontà dell’uomo). Le pratiche sono i comportamenti concreti che rispecchiano valori e credenze, come il comportamento verso gli amici o la partecipazione a rituali sociali. La coerenza tra valori, credenze e pratiche è essenziale per la cultura.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
La cultura è anche un sistema di comunicazione che include sia forme verbali (linguaggio) che non verbali (gesti, simboli). La comunicazione attraverso questi mezzi è fondamentale per condividere valori e creare legami sociali. Un esempio moderno è la cultura dei social media, che ha le proprie regole di comunicazione. La comprensione di una cultura include quindi la comprensione del suo linguaggio e dei suoi simboli.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
La cultura è il sistema di significati e simboli che consente alle persone di appartenere a un gruppo. I valori, credenze e pratiche sono trasmessi attraverso la socializzazione, e spesso vengono interiorizzati in modo tale che non riconosciamo più la loro "non naturalità". La cultura è ciò che ci rende parte di una comunità e ci aiuta a comprenderci e comunicare con gli altri. Tuttavia, l'influenza culturale può portare a considerare le culture diverse dalla propria come inferiori.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
La cultura è spesso veicolata da rituali collettivi che ripetono e riaffermano valori sociali. Questi rituali, come le scommesse nei combattimenti tra galli o i rituali sportivi, affermano lo status sociale e valori condivisi. La ripetizione è fondamentale per trasmettere l’importanza di certi comportamenti. I simboli di status, come l’auto di lusso, possono essere espressione di valori più profondi e significativi all’interno della cultura.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
La cultura si esprime anche attraverso pratiche quotidiane che sono spesso interiorizzate e considerate naturali, come mangiare con la forchetta o il coltello. Tuttavia, altre culture possono avere abitudini diverse senza che queste siano considerate sbagliate. La cultura si manifesta anche nei rituali e nelle abitudini che diventano scontati, come il "fare" in un determinato modo, che riflette la struttura sociale del gruppo.
Mappa Concettuale:
Riassunto:
La cultura è un sistema di significati, simboli, valori, credenze e pratiche che permettono alle persone di interagire e comunicare come gruppo. Senza la cultura, non riusciremmo a comprendere né gli altri né noi stessi. È un processo dinamico che si trasmette attraverso la socializzazione, ma che, una volta interiorizzato, sembra naturale. La cultura è il filo che unisce le persone, creando un senso di comunità.
Mappa Concettuale:
La cultura è fondamentale perché:
Attraverso la cultura interpretiamo ciò che accade (es. guerra oggi vs passato).
La cultura cambia nel tempo: ciò che era accettato in passato (come la guerra) oggi può non esserlo più.
Può anche avere un lato negativo: escludere chi non appartiene al gruppo.
CULTURA
→ identità
→ appartenenza
→ ordine / significato
→ interpretazione realtà
→ cambia nel tempo
→ può escludere
La cultura è composta da:
È un sistema polisemico (ha più significati) e si manifesta a diversi livelli:
Le tradizioni mantengono i valori nel tempo.
CULTURA = sistema
→ valori (astratto)
→ significati
→ linguaggio
→ pratiche (concreto)
→ tradizioni
→ diversi livelli (astratto ↔ concreto)
I simboli rappresentano valori profondi:
Alcuni simboli sono universali culturali (presenti in molte culture), come il tema vita/morte.
La società è oggi multiculturale: culture diverse si incontrano (es. Halloween).
SIMBOLI
→ esprimono valori
→ esempi: uovo, crocifisso
UNIVERSALI CULTURALI
→ temi comuni (vita/morte)
MULTICULTURALITÀ
→ incontro culture
→ scambi culturali
È importante:
Distinzione fondamentale:
La cultura è un sistema complesso → il cambiamento è lento.
EDUCAZIONE CULTURALE
→ rispetto
→ comprensione
→ consapevolezza
DISTINZIONE
→ valori universali
→ elementi variabili
CULTURA
→ sistema interconnesso
→ cambiamento lento
Tipi di cultura:
Il relativismo culturale:
→ ogni cultura va compresa nel suo contesto
→ non significa che “vale tutto”
La tecnologia è parte della cultura e crea disuguaglianze (digital divide).
TIPI DI CULTURA
→ dominante
→ subculture
→ controculture
RELATIVISMO
→ ogni cultura nel suo contesto
→ no giudizi assoluti
TECNOLOGIA
→ parte della cultura
→ disuguaglianze
Cultura e Stato non coincidono sempre:
Esempi:
La cultura è spesso più forte dei confini politici.
CULTURA vs STATO
→ non coincidono
→ cultura oltre confini
→ possibili conflitti
ESEMPI
→ lingue
→ identità culturale
Anche le organizzazioni hanno una cultura:
Serve a:
Esempio: scout, cooperative, luoghi di lavoro.
CULTURA ORGANIZZATIVA
→ valori
→ simboli
→ regole
→ pratiche
FUNZIONI
→ identità
→ appartenenza
Un’organizzazione è:
→ un gruppo di persone
→ con obiettivi
→ che usa regole
Caratteristiche fondamentali:
Può essere:
ORGANIZZAZIONE
→ gruppo di persone
→ obiettivi
→ regole
PROCESSI CHIAVE
→ differenziazione
→ integrazione
TIPI
→ temporanee
→ stabili
Il modello di organizzazione burocratica (di Max Weber):
È un modello teorico efficiente, ma:
→ nella realtà dipende dalle persone
WEBER – BUROCRAZIA
→ divisione lavoro
→ gerarchia
→ regole
→ modello ideale
→ limiti nella realtà
Le organizzazioni variano in base a:
Non esiste un modello unico:
Il successo dipende dalle persone, non solo dalla struttura.
ORGANIZZAZIONI
→ diverse configurazioni
VARIABILI
→ obiettivi
→ persone
→ contesto
STRUTTURA
→ rigida (precisione)
→ flessibile (creatività)
La cultura:
E si ritrova anche nelle organizzazioni, che funzionano grazie all’equilibrio tra:
👉 regole + persone
SCALA DEI BISOGNI
│
├── 5. Autorealizzazione
│ ├── Realizzare sé stessi
│ ├── Creatività
│ └── Crescita personale
│
├── 4. Stima
│ ├── Autostima
│ ├── Riconoscimento
│ └── Successo
│
├── 3. Bisogni sociali
│ ├── Amicizia
│ ├── Amore
│ └── Appartenenza
│
├── 2. Sicurezza
│ ├── Lavoro stabile
│ ├── Salute
│ └── Protezione
│
└── 1. Bisogni fisiologici
├── Cibo
├── Acqua
├── Sonno
└── Casa
👉 Più sali nella scala:

La povertà è una mancanza, ma non riguarda solo il denaro.
Può riguardare:
👉 È quindi un fenomeno multidimensionale, difficile da misurare perché coinvolge aspetti diversi della vita.
POVERTÀ
│
├── Mancanza
│ ├── Cibo
│ ├── Casa
│ └── Lavoro
│
├── Dimensioni
│ ├── Materiale
│ ├── Relazionale
│ └── Sociale
│
└── Caratteristica
└── Multidimensionale
A questo fa riferimento LA SCALA DEI BISOGNI SOCIOLOGICI di MASLOW
SCALA DEI BISOGNI
│
├── 5. Autorealizzazione
│ ├── Realizzare sé stessi
│ ├── Creatività
│ └── Crescita personale
│├── 4. Stima
│ ├── Autostima
│ ├── Riconoscimento
│ └── Successo
│├── 3. Bisogni sociali
│ ├── Amicizia
│ ├── Amore
│ └── Appartenenza
│├── 2. Sicurezza
│ ├── Lavoro stabile
│ ├── Salute
│ └── Protezione
│└── 1. Bisogni fisiologici
├── Cibo
├── Acqua
├── Sonno
└── Casa
👉 Più sali nella scala:
La povertà porta all’esclusione sociale:
👉 Questo provoca:
Nei casi estremi si arriva alla perdita della “dimora” (non solo casa, ma relazioni e affetti).
POVERTÀ → ESCLUSIONE SOCIALE
│
├── Tipi
│ ├── Esclusione dagli altri
│ └── Auto-esclusione
│
├── Effetti
│ ├── Vergogna
│ ├── Fallimento
│ └── Isolamento
│
└── Conseguenza estrema
└── Senza dimora
La povertà è dinamica, cioè peggiora nel tempo se non si interviene.
Esempio:
lavoro perso → reddito perso → sfratto → perdita relazioni
👉 Si crea un circolo vizioso che porta alla rassegnazione.
Le relazioni sono fondamentali per uscirne.
PROCESSO DI IMPOVERIMENTO
│
├── Perdita lavoro
│ ↓
├── Perdita reddito
│ ↓
├── Perdita casa
│ ↓
├── Perdita relazioni
│ ↓
└── Isolamento / Rassegnazione
L’educatore interviene su:
👉 Ha anche un ruolo di advocacy:
EDUCATORE
│
├── Intervento
│ ├── Materiale
│ └── Immateriale
│
├── Obiettivi
│ ├── Rafforzare persona
│ └── Ricostruire relazioni
│
└── Advocacy
├── Analisi sociale
└── Riduzione disuguaglianze
La povertà esiste da sempre, ma diventa problema sociale con l’industrializzazione.
Cambiamenti:
👉 Nasce una povertà diffusa e visibile.
INDUSTRIALIZZAZIONE
│
├── Cambiamenti
│ ├── Urbanizzazione
│ ├── Costi ↑
│ └── Fine autosostentamento
│
└── Conseguenza
└── Nuova povertà diffusa
Nasce il welfare:
Per intervenire bisogna misurare la povertà:
👉 principalmente tramite reddito e consumi
Ma è una misura limitata.
WELFARE
│
├── Strumenti
│ ├── Assistenza
│ ├── Assicurazioni
│ └── Tutele
│
└── Misurazione
├── Reddito
└── Consumi
Due tipi principali:
Povertà assoluta
Povertà relativa
TIPI DI POVERTÀ
│
├── Assoluta
│ └── Mancanza beni essenziali
│
└── Relativa
├── Confronto sociale
├── Dipende da tempo
└── Dipende da luogo
Il reddito non basta per misurare la povertà perché:
👉 Nasce il concetto di povertà multidimensionale.
LIMITI DEL REDDITO
│
├── Non considera
│ ├── Relazioni
│ ├── Servizi
│ └── Psicologia
│
└── Soluzione
└── Povertà multidimensionale
La povertà riguarda anche le capacità:
👉 Non è solo “avere”, ma “poter essere”.
POVERTÀ = MANCANZA DI CAPACITÀ
│
├── Studiare
├── Lavorare
├── Partecipare
└── Relazioni
Si definisce una soglia di povertà basata su un paniere di beni essenziali:
👉 Ma cambia nel tempo e nello spazio.
SOGLIA DI POVERTÀ
│
├── Basata su
│ └── Paniere beni essenziali
│
├── Variabile
│ ├── Tempo
│ ├── Spazio
│ └── Cultura
La povertà è anche:
👉 A parità di reddito, una persona può sentirsi povera o no.
POVERTÀ
│
├── Oggettiva
│ └── Reddito / consumi
│
└── Soggettiva
└── Percezione personale
La povertà: