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ODISSEA

 

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Sceneggiato RAI del 1969

Con Irene Papas

    

 

 

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Veduta delle rovine di Troia, riprese nel prologo

La voce del prologo, che parla fuoricampo mentre viene mostrata l'area archeologica di Troia, è di Giuseppe Ungaretti.

Circa nel 1220 a.C. nell'odierna Turchia si è combattuta la famosa guerra di Troia, cantata a lungo nei poemi epici. Sulla collina dello Scamandro, presso lo stretto dei Dardanelli, sorgeva la città di Troia, ricostruita ben 9 volte diverse a causa dei continui attacchi, come riferiva l'archeologo Heinrich Schliemann. La guerra secondo il poeta Omero era stata causata per il rapimento della regina Elena, sposa di Menelao, organizzato dal principe Paride, figlio del re troiano Priamo. Per gli storici il motivo della conquista di Troia era il monopolio del passaggio delle merci tra il Mar Mediterraneo e le terre d'Oriente. L'assalto fu realizzato da tutti gli eserciti dell'intera Grecia, capitanati da Agamennone e dal fratello Menelao. Troia fu distrutta solo nel decimo anno di guerra, grazie allo stratagemma del cavallo di legno proposto dall'astuto Ulisse. Sebbene vincitori, i principi e i sovrani achei patirono grandi sofferenze e dolori atroci al ritorno nell'amata patria: Agamennone verrà ucciso dalla moglie tradita, Clitemnestra, mentre Cassandra, anche lei figlia di Priamo, soccomberà nel massacro e infine Ulisse sarà costretto a viaggiare intorno al Mediterraneo per ben dieci anni.

Prima puntata

Penelope nell'atto di tessere la tela

Atena, contenta che il re Ulisse sia prossimo a fare ritorno alla sua isola natale Itaca, situata a ovest della Grecia, sotto le vesti del re Mente, giunge ad Itaca per assicurarsi che il ritorno di Ulisse sia piacevole. Purtroppo non è così: seppur accolto con rispetto dal ventenne principe Telemaco, Mente scopre che il palazzo del re di Itaca è assediato da numerosi arroganti nobili della regione, i proci, i quali aspettano con ansia che la regina Penelope si decida a prendere un nuovo marito tra di loro, supponendo che Ulisse sia morto dato che sono passati vent'anni dalla sua partenza per Troia, depredando senza ritegno la cantina e la dispensa del palazzo. Penelope tenta di prendere tempo dichiarando ai proci di dover tessere un sudario per il suocero Laerte, ma con questo pretesto ogni notte lo disfa per ricominciarlo la mattina dopo.

Telemaco, su suggerimento di Mente (che sparisce così come è venuto), indice un'assemblea cittadina per poter sapere chi è dalla sua parte per poter scacciare i proci e chi è intenzionato a seguirlo sulla terraferma a chiedere informazioni di Ulisse al re Nestore, il comandante più anziano che partecipò alla guerra. All'assemblea giungono anche i proci che sostengono di essere nel giusto data la lunga assenza del re e dal fatto che Penelope stia impiegando troppo tempo nel tessere la tela. A queste risposte, Il popolo itacese tace e non osa opporsi, eppure l'indovino Egizio, notando un falco appollaiato sui merli del palazzo, intravede il successo del viaggio di Telemaco, ma viene deriso dai proci. La mattina dopo, Telemaco viene raggiunto dal maestro Mentore (di nuovo Atena travestita) che gli dona una barca e dei marinai con cui arrivare a Pilo, da Nestore. Prima di andare, Telemaco chiede alla nutrice Euriclea di non dire nulla a Penelope. Nella notte, Melanto, la giovane serva del palazzo fedele ai proci, li fa sgattaiolare all'interno per far vedere a loro che cosa succede alla tela di Penelope la notte. Scoperta, Penelope viene costretta a finire il sudario senza più scuse.

Il giorno dopo, i proci notano l'assenza di Telemaco e scoprono, minacciando un venditore di barche, che è partito davvero per cercare notizie sul padre. Preoccupati che la sua ricerca abbia successo, Antinoo, capo dei proci suggerisce di tendere un agguato a Telemaco. Medonte, il portatore di vino, sentendo i proci, corre ad avvisare Penelope che, dopo un attimo di rabbia verso Euriclea per non a